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Terremoti nel Trevano: ecco perché, parla l'esperto

Padre Martino Siciliani, direttore dell'Osservatorio sismico

Sergio Casagrande
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di Sergio Casagrande Ancora un sussulto della terra e ancora un brutto risveglio per il cuore dell'Umbria. Lunedì 29 ottobre 2018, alle 5.10, è stata raggiunta magnitudo 3.1. Il sisma è stato chiaramente avvertito a Foligno, Trevi, Montefalco, Castel Ritaldi e Spoleto. Nessun danno, ma in alcune località la gente è scesa in strada, presa dalla paura. (clicca qui per saperne di più) La scossa, secondo i rilevamenti dell'Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia), è stata poi seguita da varie repliche: M.1.6 alle 5.16; M.1.9 alle ore 5.18; M. 2.1 alle 5.50. Tutte sempre con lo stesso epicentro della prima: a breve distanza dal centro abitato di Cannaiola, frazione di Trevi, nelle vicinanze del confine con il Comune di Montefalco. Altre scosse c'erano state anche nei giorni scorsi, fino a magnitudo 3.0 (giovedì 25 ottobre). Per capirne di più sul fenomeno in corso abbiamo intervistato padre Martino Siciliani, direttore dell'osservatorio sismico “Andrea Bina” di Perugia. - Padre Martino, c'è da avere paura? “Direi di no, riteniamo si tratti di un fenomeno molto localizzato che trova motivazioni sulla natura del terreno della piana trevana, fatto di sedimentazioni e terreni di riporto che impattano con le solide colline circostanti creando un'attività sismica che può anche essere diffusa, ma generalmente contenuta. Siamo di fronte, quindi, a un fenomeno molto localizzato”. - Quindi nessuna pericolosa faglia che si è attivata? “Esatto, non c'è alcuna faglia in movimento. Tra l'altro ,se ci fosse stata una faglia carica di grande energia, si sarebbe già attivata per le reazioni a catena avvenute col sisma di Norcia di due anni fa. Invece, già le scosse che ci furono in quest'area nel 2016 e 2017 (Castel Ritaldi - ndr), apparivano, dalle loro caratteristiche, estranee a movimenti di grandi e potenti faglie”. - Conoscete, quindi, bene il terreno di quest'area? “Sì, proprio un mese è stata ultimata una minuziosa ricerca delle microzonazioni sismiche di questa area. Sono state indagini accurate, fatte con mezzi moderni e sofisticati, che hanno interessato la stratografia della piana Spoletina e Trevana. E' per questo che riteniamo i movimenti tellurici in questa zona sono dovuti alla natura del terreno e non alla presenza di faglie dall'elevato rischio sismico”. - Perché molti testimoni degli eventi di questi giorni riferiscono di non aver avvertito ondulazioni come i terremoti tradizionali, ma colpi secchi e “scossoni”? “Perché si trovano molto vicini all'ipocentro, generalmente in un'area massima di 10 chilometri. E' normale, non c'è nulla di strano. Le scosse sono superficiali e contenute e provocano onde sussultorie piuttosto localizzate”. - Ci saranno altre scosse nel Trevano? “Possibile, ma - almeno allo stato attuale del comportamento in atto - posso dire che è molto probabile che non si possano superare i livelli finora raggiunti”. Twitter: @essecia