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Milano, ucciso sotto casa ultrà dell'Inter: aveva trascorso oltre 26 anni in carcere

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Omicidio a Milano. Un uomo è morto in seguito a una sparatoria, alla periferia ovest della città. La vittima è il capo ultrà dell’Inter, Vittorio Boiocchi, di 69 anni, pluripregiudicato. Il decesso è avvenuto durante il trasporto verso l’ospedale San Carlo. Boiocchi, mentre stava rientrando a piedi a casa, è stato freddato con almeno cinque colpi d’arma da fuoco. I killer erano a bordo di una moto. Sull’episodio indaga la polizia. L’agguato è avvenuto poco prima della partita Inter-Sampdoria allo stadio San Siro e appena si è sparsa la notizia gli ultrà della squadra nerazzurra hanno abbandonato lo stadiolasciando la curva nord vuota. Boiocchi aveva incontrato i suoi compagni della Nord sul piazzale del Meazza, nonostante il divieto di avvicinarsi allo stadio, poco prima di essere ucciso.

 

 

Ma chi era Boiocchi? Lunga la sua carriera criminale. I suoi guai con la giustizia erano cominciati nel 1974, con una serie di rapine a mano armata e, complessivamente aveva "collezionato" dieci condanne definitive per reati di associazione a delinquere, per traffico internazionale di stupefacenti, ricettazione, porto e detenzione illegale di armi, sequestro di persona e furto. Una lista lunghissima. Tanto che Boiocchi aveva trascorso 26 anni e tre mesi in carcere, nel periodo che va dal 1992 al 2018. Tra le condanne, quella per essere stato, tra il 1996 e il 1997, il responsabile delle operazioni finanziarie di un gruppo che importava cocaina dalla Colombia ed eroina dalla Turchia.

 

 

Uscito dal carcere Boiocchi era tornato a frequentare la Curva Nord dell'Inter e a guidare i Boys, gli ultrà nerazzurri. A marzo del 2021, l'ultimo arresto. Era stato fermato a bordo di un’auto rubata: all'interno, finte pettorine della Guardia di Finanza, una pistola senza matricola con caricatore e sette cartucce, uno storditore elettrico, un coltello da cucina di grosse dimensioni, due manette in acciaio. Gli inquirenti avevano scoperto poi durante le indagini che era stato incaricato di una maxi estorsione da due milioni di euro nei confronti di un imprenditore milanese. A giugno del 2021, per lui era scattata la sorveglianza speciale.