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Ciro Immobile condannato per evasione fiscale. La Cassazione ha dichiarato l'attaccante della Lazio colpevole di mancato versamento Irpef

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Ciro Immobile condannato, dalla Corte di Cassazione e con sentenza definitiva, per evasione fiscale. Il fatto risale al 2012, dieci anni fa, quando l'attaccante della Nazionale ora tesserato della Lazio, si trasferì dalla Juventus al Genoa. Secondo i giudici - che si sono basati sulle indagini della Guardia di Finanza - non avrebbe pagato l’Irpef relativa al compenso del suo manager, Alessandro Moggi, che in quella trattativa ha avuto un doppio ruolo: consulente di mercato del club ligure e – per l’appunto – manager del calciatore.

 

 

Secondo la ricostruzione di quel cambio di casacca (per 4 milioni di euro), il procuratore avrebbe agito con un doppio ruolo: indicato, nella trattativa, come consulente del club ligure, in realtà era a tutti gli effetti il manager dell’attaccante di Torre Annunziata. E proprio per questo motivo, nonostante il tentativo di difesa del team legale del centravanti, lì avvenne il mancato versamento della tassa. Così ha ricostruito la vicenda, basandosi sulla sentenza della Cassazione, il quotidiano La Repubblica: in pratica Moggi junior gestisce la trattativa, ufficialmente, come consulente del Genoa. In realtà non è così. Secondo la finanza agisce con un mandato diretto, si muove a tutti gli effetti come il manager del calciatore. Per questo deve essere lo stesso giocatore a pagarne compenso e relative tasse al procuratore: "maggiore Irpef dovuta", scrivono i giudici nell’ordinanza. Questo, appunto, non avviene. Immobile non versa l’Irpef relativa alla prestazione dell’agente. Ora Immobile dovrà risarcire lo Stato per quella tassa mai pagata.

 

 

All'epoca dei fatti Immobile, 22 anni, era una giovane promessa del calcio italiano che faticava a esplodere a grandi livelli. Reduce però dalla bella stagione in Serie B con il Pescara di Zeman (promozione in A ma soprattutto 28 gol), cercava conferme nel massimo campionato italiano. La Juventus - dopo averlo fatto esordire anche in Champions League - non ci aveva mai puntato, tanti i prestiti (anche al Siena e al Grosseto), poi la cessione al Genoa. L'anno successivo l'esplosione a Torino, sponda granata, i 22 gol in A e la chiamata del ct Prandelli nella Nazionale. Poi le esperienze poco fortunate con Borussia Dortmund e Siviglia, il ritorno al Torino e infine la Lazio, di cui ora è il capitano, squadra in cui ha trovato la sua dimensione a suon di reti: 184 in 264 partite.