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Truffa reddito di cittadinanza da 1,5 milioni, in Sicilia denunciate 117 persone

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Una nuova truffa del reddito di cittadinanza. Questa volta siamo in Sicilia, dove i carabinieri della compagnia di Cefalù hanno denunciato alla Procura della Repubblica di Termini Imerese 117 persone, con un danno stimato all’erario che è di circa un milione e mezzo di euro.

 

 

"I controlli posti in essere dall’Arma dei carabinieri - si legge in una nota - hanno consentito di documentare, mediante un accurato percorso di analisi info-investigativa per il periodo compreso tra novembre 2020 e maggio 2022, l’indebita percezione del reddito di cittadinanza da parte di beneficiari, tutti residenti nel comune di Cefalù ed in quelli limitrofi delle Madonie, i quali non erano in possesso dei requisiti previsti dalla normativa vigente. Tra i destinatari del reddito di cittadinanza, è stata documentata la presenza di alcuni piccoli imprenditori, e di alcuni pregiudicati per associazione di tipo mafioso. Nella maggior parte dei casi la causa dell’illegittima fruizione del sussidio è dovuta alla mancanza del requisito della residenza. I denunciati sono stati altresì segnalati all’Inps per la revoca del beneficio, sulla scorta di quanto documentato nelle indagini".

 

 

Come detto, quella siciliana non è che l'ultima truffa del reddito di cittadinanza. Ieri, mercoledì 3 agosto, sono state emesse cinque misure cautelari al termine di un’indagine condotta dalla guardia di finanza di Torino, e coordinata dalla procura, che ha scoperto un sistema finalizzato all’indebita percezione, da parte di cittadini stranieri, della misura per oltre 1,4 milioni di euro. In particolare, dagli accertamenti era emerso che una dipendente di un patronato avrebbe inoltrato numerose richieste al portale Inps così da consentire l’indebita erogazione della misura a oltre 300 persone, prevalentemente cittadini rumeni, che avrebbero falsamente dichiarato, nella domanda per accedere al beneficio, di risiedere nel capoluogo piemontese. Secondo gli investigatori, la dipendente, insieme al coniuge, avrebbe predisposto e trasmesso, utilizzando documenti e dichiarazioni falsi, le richieste avvalendosi della collaborazione di 4 cittadini rumeni che avrebbero ricoperto il ruolo di collettore tra la coppia e i beneficiari della prestazione.