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Crollo Marmolada, recuperato il corpo della decima vittima: sei sono state identificate

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Salgono a dieci le vittime accertate dopo il crollo sulla Marmolada, avvenuto domenica 3 luglio nel pomeriggio. Nella giornata odierna, giovedì 7 luglio, un nuovo recupero è stato effettuato dall’elicottero dell’Aiut Alpin Dolomiti, rientrato a Canazei dall’area in cui il ghiacciaio è crollato. Adesso mancherebbe all'appello solo l'undicesimo corpo, con le operazioni di ricerca che stanno continuando incessantemente da parte di tutti gli uomini impegnati sul posto. 

 

 

Intanto, altre due salme tra quelle recuperate sotto i detriti del ghiacciaio hanno un nome. Si tratta di due cittadini della Repubblica Ceca. Il riconoscimento ufficiale è avvenuto questa mattina a Canazei, da parte dei famigliari delle vittime che si sono recate sul posto con il console generale della Repubblica Ceca Jirí Kudela, il quale ha incontrato anche il presidente della Regione Veneto Luca Zaia. Nel pomeriggio, invece, ha fatto visita a Canazei la presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, che è intervenuta anche in conferenza stampa. "Sono qui per testimoniare la mia vicinanza alle famiglie delle vittime e dei dispersi, per testimoniare la mia preoccupazione per i feriti. Questa è una ferita dell’Italia intera e interroga le nostre coscienze. L’Italia è bellissima ma fragile. Il 94 per cento dei nostri comuni è a rischio idrogeologico. Servono più investimenti in prevenzione, il nostro Paese ha bisogno di un casco protettivo. Dobbiamo avere la consapevolezza che il cambiamento climatico è epocale. Dobbiamo cambiare i paradigmi, la politica deve fare un cambio di passo coniugando ambiente ed economia". "La presenza della presidente Casellati dimostra come le istituzioni sappiano essere coese e unite. Qui fin dall’inizio si è lavorato con serietà e forza per soccorrere senza se e senza ma. Dobbiamo ancora trovare delle persone e le troveremo grazie alle modalità operative all’avanguardia", ha detto il presidente della Provincia di Trento, Maurizio Fugatti.

 

 

Nel frattempo ci si domanda a più riprese se il crollo potesse essere in qualche modo evitato. I ricercatori del Gruppo di lavoro glaciologico-geofisico per le ricerche sulla Marmolada, che da vent’anni studiano il ghiacciaio, nel mettere in fila tutti gli elementi su quanto accaduto, per "portare il proprio contributo alla comprensione del fenomeno", spiegano: "Prima del crollo non si sono osservati dei segnali evidenti di un collasso imminente. Salvo rarissimi casi, nei ghiacciai, a differenza delle frane, non vi sono sistemi di allerta che misurano movimenti e deformazioni in tempo reale. I crepacci, che hanno avuto un ruolo fondamentale nel distacco, erano visibili già da diversi anni e di per sé fanno parte della normale dinamica glaciale". E, dunque, inevitabilmente la domanda diventa se ora ci si possano aspettare altri crolli in futuro. Per Aldino Bondesan, glaciologo dell’Università di Padova, responsabile del Comitato glaciologico italiano (Cgi) per il coordinamento della campagna glaciologica annuale nelle Alpi orientali, Roberto Francese, geofisico dell’Università di Parma e componente del Comitato glaciologico italiano, Massimo Giorgi, Stefano Picotti, geofisici dell’Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale, "il distacco di seracchi è un fenomeno frequente nei ghiacciai e fa parte della normale dinamica glaciale, più raro il caso di collassi in blocco come quello verificatosi in Marmolada. Il ritiro e il riscaldamento determinano un aumento della frequenza degli eventi e in generale un aumento della pericolosità delle fronti glaciali". Certe, per i ricercatori del Gruppo di lavoro glaciologico-geofisico per le ricerche sulla Marmolada sono le cause del crollo del 3 luglio del lembo residuale del ghiacciaio centrale che occupa una piccola nicchia a ridosso della cresta sommitale sotto Punta Rocca formando un ghiacciaio sospeso. Ovvero, elenca la nota: la forte inclinazione del pendio roccioso; l’apertura di un grande crepaccio che ha separato il corpo glaciale in due unità; la presenza di discontinuità al fondo e sui lati; l’aumento anomalo delle temperature che hanno influito sullo stato del ghiaccio; l’aumento della fusione con conseguente incremento della circolazione d’acqua all’interno del ghiaccio che può aver innescato una crescita dello stress sulle superfici di discontinuità; la fusione progressiva della fronte glaciale che ha fatto mancare sostegno alla massa sospesa.