
Crollo Marmolada, trovati altri resti e materiale tecnico dei tre dispersi. Zaia: "Tragedia dai connotati imprevedibili"

Continuano senza sosta le ricerche degli ultimi 3 dispersi sulla Marmolada, dopo il tragico crollo del ghiacciaio di domenica 3 luglio che, al momento, ha provocato la morte accertata di 9 alpinisti. Nella mattinata odierna, giovedì 7 luglio, per la prima volta 14 specialisti interforze e 2 unità cinofile hanno messo piede sul fronte della slavina di ghiaccio. Un'operazione "complessa e con il rischio di altri improvvisi distacchi, ma per ora il ghiacciaio sembra tenere - afferma Maurizio Dellantonio, presidente del Soccorso alpino nazionale - Un elicottero sta accompagnando gli operatori". I radar e i sensori posti nel ghiacciaio permettono infatti di rilevare ogni millimetrico spostamento della massa ghiacciata: in caso di allarme, pronte le vie di fuga. Per mettersi al riparo, le squadre di ricerca hanno solo 60 secondi.
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Ricerche via terra che sono durate un paio di ore e che hanno portato a dei ritrovamenti organici e di materiale tecnico dei tre alpinisti ancora dispersi. Il tutto è stato recuperato, trasportato a valle e consegnato per le analisi. Terminata questa operazione, ora l'attività degli operatori sta già proseguendo attraverso l'utilizzo di droni secondo le modalità ordinarie. È attualmente in corso un tavolo tecnico di monitoraggio che andrà a pianificare le strategie future.
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Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, all'arrivo a Canazei ha parlato di un bilancio pressoché definitivo: "Stiamo parlando di undici persone decedute o disperse", di cui tre veneti e una donna trentina tra i quattro morti che per ora hanno un nome. "Degli otto feriti, sette sono ancora in ospedale e un paio sono gravi. È una tragedia dai connotati imprevedibili, anche da quello che dicono gli esperti. È venuto giù un grattacielo di 70 piani. Pensare a un modello valanghe è difficile, ancora non ci sono strumenti adeguati. Anche i radar non possono fare miracoli. Bandiere per segnalare i pericoli in montagna? È una possibilità ma non è la soluzione". Le ricerche, comunque, continuano, perché "lassù ci sono ancora delle persone e dobbiamo fare tutto il possibile e ancora di più per riportarli a casa".
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