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Napoli, sorelle sfregiate con l'acido: si costituisce la zia di 22 anni

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Si costituita ieri, martedì 31 maggio, la zia 22enne di Elena e Federica, le due sorelle napoletane di 24 e 17 anni sfregiate con l'acido nella notte tra il 29 e il 30 maggio. Francesca, questo il nome della donna, è stata ascoltata a lungo in Questura prima di essere portata nel carcere femminile di Pozzuoli. Non sono del tutto chiari i motivi del gesto, alla base del quale ci sarebbero però pesanti dissidi familiari. Si starebbe inoltre valutando la posizione di una seconda donna, all’attenzione degli investigatori.

 

 

Ancora da chiarire inoltre l’eventuale coinvolgimento delle autrici del raid di venerdì sera in un ulteriore atto intimidatorio nei confronti delle due ragazze avvenuto tre settimane fa, quando la loro auto, una Smart di proprietà del padre, è stata distrutta da un incendio di natura dolosa. Gli agenti della Polizia di Stato, coordinati dalla Procura di Napoli, proseguono le indagini per identificare tutte le persone che avrebbero preso parte all’aggressione, che sarebbero tre donne e tre uomini, questi ultimi alla guida di tre scooter dai quali una delle ragazze avrebbe lanciato la bottiglia di acido. Le due sorelle, subito dopo essere state colpite, sono state trasportate al pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli, dove sono state visitate anche con la consulenza di un chirurgo plastico. Al termine della visita sono state dimesse in quanto non è stato ritenuto necessario il ricovero.

 

 

Come riporta il Corriere del Mezzogiorno, la pista familiare è stata seguita fin dal primo momento dagli uomini della squadra mobile, guidati da Alfredo Fabbrocini. Le due sorelle infatti avevano raccontato tutto dopo che erano state dimesse dall'ospedale, e quando Francesca aveva capito di essere finita tra i sospettati si è presentata alla polizia in compagnia dell'avvocato Bernardo Scarfò. Il fermo è scattato, probabilmente, per paura di una possibile reiterazione del reato, visto il precedente della Smart andata a fuoco. Non c’erano, invece, il pericolo di fuga o quello dell’inquinamento probatorio.