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Covid, Gimbe: "Contagi, ricoveri e morti in calo. Ma aspettare per la quarta dose è pericoloso"

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Continuano a diminuire i decessi Covid. Negli ultimi 7 giorni in Italia sono stati il 12,5% in meno per complessive 842 vittime registrate, di cui 60 riferite a periodi precedenti. È quanto emerge dal monitoraggio della Fondazione Gimbe che come ogni settimana diffonde i suoi studi sui dati ufficiali della pandemia. In dettaglio, la media settimanale dei decessi per il periodo 4-10 maggio è di 120 al giorno rispetto ai 137 della settimana precedente. Dunque un calo medio di 17 vittime giornaliere. Buone notizie arrivano anche dal fronte ospedaliero. I ricoveri ordinari legati alla pandemia sono diminuiti dell'11.5%. Il saldo è di -1.116 letti occupati. Più lieve la flessione dei ricoveri nei reparti di terapia intensiva che è del 2.2%, otto ricoverati in meno. 

Negli ultimi sette giorni sono diminuite anche le nuove infezioni. I casi Covid sono stati il 27.5% in meno, ma va anche sottolineato che sono diminuiti drasticamente i tamponi: -23,6%. "Prosegue la discesa del numero di nuovi casi settimanali (-27,5%) che si attestano a quota 286 mila con una media mobile a 7 giorni che sfiora i 41mila giornalieri, a fronte tuttavia di un calo del 23,6% dei tamponi totali", spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe

La Fondazione è convinta che non occorra attendere per la quarta dose di vaccino per i fragili e gli over ottanta. La campagna non sta ingranando con una copertura relativa solo a 166mila immunocompromessi (21%) e meno di 385mila altri fragili (8,7%). Considerando l'elevata circolazione virale, il declino dell'efficacia vaccinale e la particolare fragilità della platea a rischio, è pericoloso aspettare l'autunno per la quarta dose. La Fondazione Gimbe spiega che le nuove sottovarianti Omicron sembrano avere una maggior trasmissibilità rispetto alla sottovariante BA.2 e, soprattutto, una maggior capacità di evadere la protezione immunitaria, sia da vaccino, sia da pregressa infezione. Questo determina una probabilità più elevata di reinfezione, oltre a una maggiore resistenza di queste varianti agli anticorpi monoclonali.