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Cingolani: "Italia in economia di guerra. Subito il primo rigassificatore". Potrebbe essere realizzato a Piombino o Ravenna

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L'Italia è nel pieno di una economia di guerra e quindi è necessaria un'azione veloce e concreta. E' il concetto, in estrema sintesi, espresso da Roberto Cingolani, ministro della transizione ecologica, espresso nel corso di un evento a Vicenza. Il ministro ha ribadito che in questa fase è necessario accelerare sulla realizzazione dei rigassificatori da rendere operativi entro la prima metà del prossimo anno; spingere sulla ricerca per le rinnovabili non escludendo anche la possibilità di nuove tecnologie relative al nucleare ma chiudendo alla costruzione di nuove centrali; mandare a regime entro i primi mesi del 2024 i nuovi contratti di fornitura del gas stipulati negli ultimi due mesi. Scelte a suo avviso indispensabili per cercare di attenuare le possibili conseguenze dal punto di vista energetico, visto che il nostro Paese dal punto di vista del gas, dipende per il 40 per cento dalle importazioni dalla Russia

"Siamo entrati in un'economia di guerra - ha spiegato il ministro - questo ormai va detto e tra un'economia di mercato e una di guerra il passo è lungo". E per Cingolani in questo contesto e alla luce delle scelte energetiche a livello europeo "alcuni Paesi saranno più colpiti di altri". Proprio per mettere in sicurezza il futuro energetico nazionale il ministro chiede di accelerare sulla messa in opera del rigassificatore. "Entro il primo semestre del 2023 dovrà essere al lavoro - spiega - e lo piazzeremo nel posto dove si farà prima". Sull'area da indicare Cingolani parla di valutazioni tecniche su cui si sta ragionando, ma indica come possibili l'area di Piombino e quella di Ravenna.

Poi la diversificazione delle forniture rispetto al gas russo. "Negli ultimi due mesi - sottolinea - abbiamo siglato numerosi contratti in particolare in Africa, assicurando a regime forniture di gas per oltre 25 miliardi di metri cubi: per far partire queste nuove forniture ci vorrà un po', ma contiamo di andare a regime a partire dal 2024". No, invece, alla realizzazione di nuove centrali nucleari. "Costruire impianti oggi che tra dieci anni sarebbero superati non avrebbe senso, ma non per questo non si deve fare ricerca su tecnologie che potrebbero garantire una maggiore autonomia energetica". L'obiettivo deve comunque restare puntato sulle fonti rinnovabili.