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Migranti, Matteo Villa (Ispi) lancia l'allarme: nel 2022 si potrebbe arrivare a 100mila sbarchi

Pietro De Leo
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Il flusso migratorio che vede l’Italia come destinazione rischia di non essere supportato dal nostro sistema di accoglienza. E’ un allarme chiaro quello lanciato da Matteo Villa, capo del DataLab dell’Ispi, in un’intervista all’Agi. Sostanzialmente, tratteggia un quadro in cui la Penisola è stretta in una sorta di morsa. Da un lato, la doverosa accoglienza ai cittadini che scappano dall’Ucraina che sta subendo la guerra d’invasione russa. Dall’altro lato, però, c’è il dossier africano, sempre aperto.

 

 

Sul primo punto, ha spiegato Villa, “Ci stiamo assestando. Siamo a circa 5,5milioni di persone che sono scappate in altri Paesi dall’inizio della guerra. E’ un numero molto alto”. Tuttavia, aggiunge, “sull’Ucraina le persone rimaste fuori dal Paese sono 4,2 milioni, mentre quasi 1,3 milioni sono già rientrate”. In Italia, nello specifico, “sono arrivati circa 105mila profughi ucraini in due mesi, una cifra che non abbiamo mai visto. Molti, per ora, non ricadono nel circuito di accoglienza, perché trovano posto da parenti e amici”. Alla situazione, quindi, si aggiunge il tema sbarchi: “Possiamo dire che c’è una nuova crisi migratoria iniziata dall’estate del 2020, per cui si contano circa 65mila sbarchi ogni anno. Dal 2000 al 2013 in Italia in media sbarcavano 20 mila persone all'anno. Dopo le primavere arabe, negli anni 2014-15-16 siamo arrivati a 150-180 mila. Poi nel 2019 siamo crollati a 10 mila persone, ora siamo tornati a 65 mila”.

 

 

Al momento, preventiva lo studioso, siamo ancora in media. Tuttavia, osserva lo studioso, questo potrebbe generare anche l’arrivo a 100mila sbarchi, con la seconda parte dell’estate. Una cifra che si va ad inserire in un “sistema di accoglienza che, rispetto agli anni scorsi, fa più fatica”. Dunque un quadro difficile, specie se legato alle varie conseguenze geopolitiche che l’attivismo russo in Africa potrebbe generare. E’ infatti un dato consolidato che i regimi autoritari spesso utilizzano i flussi migratori come “arma geopolitica” di pressione (basti considerare la crisi tra Bielorussia e Polonia nei mesi precedenti allo scoppio della guerra) e questo è un fattore di cui l’Europa, ferma ancora al 2014 quanto a politiche d’accoglienza, deve necessariamente tenere in conto.