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Epatite acuta nei bambini, "in Italia nessun incremento anomalo di casi": le parole del pediatra Di Giorgio

Christian Campigli
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Un allarme che non deve essere preso sottogamba. Un'emergenza che va gestita in modo intelligente. Senza cadere però nella tentazione di adottare risposte “di pancia”. Non bastavano due anni e mezzo di pandemia, una sanguinosa guerra in Ucraina e l'inflazione schizzata alle stelle. Da una settimana, tra i genitori italiani, nelle chat scolastiche, ai giardini pubblici o nelle ludoteche non si parla d'altro: la diffusione e la pericolosità dell'epatite acuta nei bambini.

 

 

"Nessun incremento anomalo di casi per ora nel nostro Paese come, invece, si è registrato nel Regno Unito”. A dirlo all'agenzia di stampa Adnkronos è Angelo Di Giorgio, pediatra epatologo del Centro epatologia e trapianti pediatrici dell'ospedale Papa Giovanni XXII di Bergamo. “I nostri primi dati indicano, da gennaio 2022 in Italia, diciassette casi di epatite acuta ad eziologia sconosciuta e solo sette pazienti sono di età inferiore ai sei anni. Un numero assolutamente congruo rispetto al triennio precedente, dal 2019 al 2021. Per ora quindi non ci sono indicazioni di anomalie rispetto a queste epatiti. Si tratta di un numero atteso: l'epatite è un'infiammazione del fegato che molti virus riescono a causare, ma la gran parte dei bambini guarisce e sta bene. Sono patologie che affrontiamo dagli anni Trenta. I diciassette casi segnalati – conclude Di Giorgio - rappresentano la risposta a ventiquattro ore dalla survey, a cui hanno partecipato quarantuno centri, comunque altamente rappresentativi perché sono inclusi tutti i centri trapianti e le patologie di terzio livello”.

 

 

Parole, che almeno in parte, rassicurano milioni di genitori italiani. Terrorizzati dalla possibile diffusione di una malattia tanto subdola quanto difficile da sconfiggere. Un morbo che pare volersi accanire con i più piccoli, i nostri figli, il futuro di questo Paese.