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Caro materie prime, crisi del comparto agricolo: per un'azienda su dieci si prospetta la cessazione dell'attività. L'allarme di Coldiretti

Pietro De Leo
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Conseguenze gravissime, un dramma economico sociale. E’ il quadro tracciato da Coldiretti per il comparto agricolo, come conseguenza della guerra in Ucraina. Il primo punto è quello sulle materie prime: “si registrano aumenti dei costi che vanno dal +170% dei concimi al +90% dei mangimi al +129% per il gasolio”, scrive la sigla. Una condizione i cui contorni erano molto critici già prima della guerra, con dei rialzi sulle bollette e carburanti che avevano messo in difficoltà molte filiere agroalimentari.

 

 

Oggi, gli effetti di tutto questo si fanno più pressanti. Per una azienda su 10 si prospetta la cessazione delle attività, il 30% invece si trova a lavorare in perdita. Insomma, è in gioco la sopravvivenza del Made in Italy ed è la sottolineatura che arriva dalla politica. Dall’Udc, infatti, il senatore Antonio Saccone fa notare come il settore della nostra eccellenza rischia di “perdere competitività” e perciò invoca "l’adozione di un recovery parallelo, che affronti il tema delle materie prime e dei rincari”.

 

 

Sempre sul piano comunitario insiste la deputata di Fratelli d’Italia Ylenja Lucaselli: “il processo di integrazione comunitaria rischia di arrestarsi se l’Ue non dà immediate riposte al comparto”. E proprio in vista della riunione dei ministri dell’agricoltura che si svolgerà oggi, l’Italia assieme ad altri Paesi (tra cui Spagna, Slovenia, Cipro Lettonia) chiedono interventi immediati per tamponare gli effetti della destabilizzazione dei mercati. Il percorso che propongono questi Paesi è quello dell’utilizzo dei fondi dei piani di sviluppo rurale del 2021-2022 per sostenere agricoltori e pmi colpiti da questa gravissima crisi.