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Covid, in Italia in 22 mesi 600mila residenti in meno. Oltre 700mila decessi l'anno, mai accaduto nel Dopoguerra. E sulle nascite effetto Chernobyl

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A pensare che c'era chi sosteneva che il Covid era una semplice influenza. Purtroppo non era così e a due anni di distanza si registrano dati che nulla hanno a che fare con le diagnosi, con i tamponi, con i dubbi, con i pro e i no vax. Perché i numeri sono numeri. Dati da brividi, spiegati da Gian Carlo Blangiardo, presidente dell'Istat, che è intervenuto a Firenze a un convegno dedicato proprio ai due anni segnati dalla pandemia. "Il primo e più evidente effetto demografico di Covid 19 si ricava dal dato sulla consistenza numerica della popolazione - ha spiegato - in ventidue mesi, tra il primo marzo del 2020 e il 31 dicembre del 2021, mancano all'appello in Italia 606 mila residenti". Un numero da brividi. 

Ma Blangiardo, che parla con i statistiche e non di teorie da bar, ha spiegato che "per ritrovare qualcosa di simile occorre tornare indietro di oltre un secolo: al bilancio demografico di quel drammatico 1918 caratterizzato da ben 1.324.000 morti (su 37 milioni di abitanti), circa metà dei quali attribuiti proprio alla pandemia passata alla storia come la spagnola". E ancora: "Se si può correttamente sottolineare come anche in questa circostanza il ruolo della mortalità sia stato determinante nel provocare il calo della popolazione (gli oltre 700mila decessi annui sia nel 2020 che nel 2021 non hanno infatti precedenti nelle statistiche del secondo dopoguerra), non vanno però sottovalutati gli altri importanti fattori che hanno agito, anche direttamente, nel segnare il cambiamento demografico durante la fase acuta della pandemia e che, verosimilmente, lasceranno un segno anche nei futuri sviluppi della popolazione italiana nei prossimi decenni".

Il virus non ha agito soltanto sui decessi, ma anche sulle mancate natalità: "Non è sorprendente scoprire che nove mesi dopo la grande paura dettata dalla novità inattesa, la pandemia di Covid, si siano osservate le conseguenze dei molti concepimenti sospesi in attesa di tempi migliori. Un comportamento, questo, che si è sviluppato con una cadenza che ha ben seguito, a distanza fisiologica, le fasi dettate dalla prima ondata, dalla illusoria stasi di primavera-estate, così come dalla più diffusa, e altrettanto impetuosa, seconda ondata. Si è così assistito a un effetto shock da Covid 19 sulla frequenza di nascite che richiama alla mente l'analogo crollo nove mesi dopo la nube tossica di Chernobyl che comparve a maggio 1986. La conseguenza è stata quella di stabilire nel 2020 (con 405 mila nascite) il nuovo record della più bassa natalità di sempre, e di procedere a un suo ritocco al ribasso, nel corso del 2021, con il passaggio sotto la soglia simbolica del 400 mila nati annui (399mila secondo le più recenti risultanze)".