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Giornali gratis sui social per 500 mila lettori, chiusi 32 canali

Christian Campigli
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Un sistema in grado di mandare in tilt un importante settore produttivo. Di ridurre, anche del cinquanta per cento, gli introiti di aziende che, inevitabilmente, saranno poi costrette a tagliare posti di lavoro. Un diritto, quello all'informazione corretta, che rischia di essere messo in ginocchio. Canali Telegram, Facebook, Instagram e Twitter in cui venivano diffusi illegalmente, ad oltre cinquecentomila lettori quotidiani, settimanali, mensili e riviste specializzate. Li ha scoperti il nucleo speciale beni e servizi della guardia di finanza, al termine di un'indagine condotta con la collaborazione della federazione italiana editori di giornali. Una volta conclusi gli accertamenti, come riporta l'agenzia di stampa Ansa, il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Roma ha emesso un provvedimento di sequestro che riguarda complessivamente trentadue canali.

 

 

L'indagine per il contrasto alla pirateria informatica, che sottrae risorse alle case editrici e danneggia la vendita di prodotti digitali, è partita a dicembre scorso e ha portato all'apertura di un fascicolo da parte della procura della capitale. Il provvedimento di sequestro è già stato notificato ai gestori e ai provider interessati, che hanno subito bloccato la diffusione dei contenuti illegali. Le fiamme gialle, in una nota, sottolineano come i lettori che utilizzano questi sistemi illeciti, oltre al rischio di incorrere in sanzioni, si espongono alla concreta possibilità di subire il furto dei propri dati mediante pishing. Infatti, come contropartita alla lettura gratis dei giornali, alcuni canali mettono in evidenza link che reindirizzano a proposte commerciali a prezzi particolarmente vantaggiosi. Utilizzando questi collegamenti digitali, l'utente rischia di mettere a disposizione di criminali, spesso ubicati dall'altro lato del globo (Russia, Cina e paesi africani) i propri dati personali e finanziari o di attivare servizi a pagamento non richiesti.

 

 

"Si tratta di un importante risultato nella lotta alla pirateria digitale, fenomeno che ha visto un consistente incremento anche a causa dell’emergenza sanitaria - ha sottolineato il presidente della Fieg, Andrea Riffeser Monti - Confidiamo che si individuino tempestivamente le responsabilità anche individuali”. Fino ad oggi nel nostro Paese non vi è stata la giusta attenzione ad un fenomeno che ha numerose e gravi conseguenze economiche. Sia per chi nel settore dell'informazione lavora. Sia per i cittadini. Se le aziende che gestiscono i mezzi di informazione vedono dimezzati i propri introiti, automaticamente saranno costretti a tagliare posti di lavoro. E ad abbassare il livello qualitativo dei giornali. Un'emergenza per la tenuta stessa del sistema democratico. Una battaglia lunga e difficile. Un primo, importante successo, per sconfiggere una pratica illegale diffusa anche tra gli insospettabili.