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Mafia, confiscati 5 milioni di euro ad Antonio Tomaselli, il reggente del clan Santapaola

Christian Campigli
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Un patrimonio ingente. Accumulato sul dolore delle persone. Su intimidazioni, soprusi e un'intollerabile arroganza. Grazie ad attività illegali, dannose per le casse dello Stato, per gli onesti imprenditori e per il concetto stesso, fondamentale in una democrazia occidentale, di libera concorrenza. La guardia di finanza di Catania, con il supporto del servizio centrale investigazione sulla criminalità organizzata (Scico), ha eseguito un provvedimento di confisca in materia antimafia relativo al patrimonio di Antonio Tomaselli, cinquantasei anni, conosciuto con il soprannome di “penna bianca” a causa del colore dei suoi capelli. L'uomo è attualmente detenuto in regime di 41-bis, grazie a sentenza passata in giudicato, che lo ha inchiodato per le sue attività illegali al servizio del clan mafioso Santapaola-Ercolano. Il fuorilegge si è macchiato di gravi reati, tra i quali associazione a delinquere di tipo mafioso ed estorsione aggravata da metodo mafioso.

Antonino Tomaselli è stato anche destinatario di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nell'ambito dell'operazione “Chaos” del 2017 e poi condannato in primo grado. Secondo la tesi accusatoria, il cinquantaseienne avrebbe gestito gli affari della potente organizzazione dal 2016 al novembre 2017, quando è stato arrestato nel blitz del reparto Ros dei carabinieri. Ma al peggio non c'è davvero mai fine. Le indagini delle fiamme gialle hanno consentito di scoprire anche una serie di reati finanziari e fiscali. Il mafioso, nonostante dichiarasse di disporre di un misero profilo reddituale, era a capo di ben due società: la Conti Calcestruzzi Srl, con sede a Misterbianco, specializzata nell'attività di fabbricazione di prodotti per l'edilizia e una seconda società (con sede nel centro storico di Catania, accanto alla Villa Bellini), che gestisce un'attività di autorimesse e garage.

Aziende che hanno un valore di almeno cinque milioni di euro. “Le risultanze investigative – si legge in una nota della procura catanese - hanno consentito di porre in luce la mafiosità dell'impresa, sotto un duplice profilo: frutto dell'attività illecita del destinatario della confisca e occasione di reimpiego dei proventi delle attività delittuose ed essersi imposta sul mercato per le forniture di calcestruzzo a discapito di imprese concorrenti proprio in ragione del ruolo apicale nel contesto criminale catanese del suo socio occulto”. Un patrimonio immenso. Costruito nel più totale disprezzo delle leggi e degli onesti imprenditori. Un'indagine che taglia, di netto, un tentacolo importante a una piovra però viva e determinata. Disponibile a ogni tipo di reato pur di controllare il suo territorio e guadagnare montagne di denaro.