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La rapina da 80 milioni sventata da polizia e carabinieri

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Christian Campigli
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Nessun giorno è perfetto per una rapina. Chissà quante volte avranno sognato ad occhi aperti, ripensando alla più iconica tra le frasi pronunciate da Tokyo, la protagonista della serie televisiva La Casa di Carta. Ma si sa, la vita, quella vera, non è un film. E nella realtà, quella di tutti i giorni, laddove c'è un reato c'è sempre una vittima. Spesso innocente. È di trentuno persone il bilancio degli arresti compiuti in provincia di Brescia. Gli inquirenti hanno sventato una rapina che, secondo il procuratore capo Francesco Prete, sarebbe stata “efferata e molto cruenta”. Il furto della vita, quello, tanto per restare negli infiniti paragoni col cinema, che avrebbe dovuto consentire a Frank Sinatra, Dean Martin e Sammy Davis Junior di portare a termine Il Colpo Grosso. E che avrebbe dovuto regalare ai trentuno geni del male ben ottanta milioni di euro. Spicciolo più, spicciolo meno, due milioni e mezzo a testa.

Stecca para per tutti, volo per i Caraibi pronto e in partenza al gate sei per una vita in infradito. Sempre tra i trenta e i quaranta gradi, villetta fronte mare e un unico dubbio in testa: in quale chiringuito trascorrere la serata. Ma i sogni non sempre si realizzano; i malviventi fermati dagli uomini in divisa non sono ladri di galline improvvisati, ma rapinatori specializzati in assalti a furgoni blindati e caveau. La banda del buco proviene da Cerignola (piccolo centro in provincia di Bari) e stava per compiere una rapina a mano armata nel deposito di un istituto di vigilanza privata. Un'indagine lunga mesi e diretta dalla direzione distrettuale antimafia di Brescia. Conclusasi quando polizia e carabinieri, insieme a elementi delle forze speciali, hanno fatto irruzione, anche grazie all'uso di granate, in un capannone a Cazzago San Martino, la base operativa del gruppo criminale.

Tutti gli elementi della banda erano presenti e pronti a entrare in azione. "Un colpo da ottanta milioni di euro in contanti" ha spiegato il procuratore del capoluogo lombardo. Tra le armi sequestrate quattro fucili d'assalto, pistole, una mitraglietta e chiodi per bucare pneumatici, oltre a ventuno bombe molotov, che gli agenti hanno trovato nel deposito. Come in ogni storia poliziesca che si rispetti, anche nella vicenda bresciana vi sono due basisti. Pronti a tutto pur di “fare i soldi”. Tradire la divisa, i propri valori e i colleghi coi quali hanno condiviso per anni centinaia di nottate al ghiaccio. Due dipendenti infedeli dello stesso deposito Mondialpol, che avrebbero rivelato orari e sistemi di allarme. Un blitz, quello delle forze dell'ordine, che ha assicurato alla giustizia una banda pericolosa e senza scrupoli. Che per troppo tempo ha confuso la fiction con la realtà.