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Usura a Torino, arrestato compro oro: prestava soldi al 140%

Christian Campigli
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Scortichino, malmignatto, cravattaro, strozzino. Sono solo alcuni dei termini con i quali la nostra lingua descrive, spesso in modo dispregiativo, le azioni e le attività degli usurai. Di quegli squallidi personaggi, gentili e disponibili quando si tratta di prestare denaro, violenti e senza scrupoli quando pretendono la restituzione del malloppo. Ovviamente con l'aggiunta degli interessi, che talvolta superano persino il cinquanta per cento. Vicende incredibili, come quella scoperta dalla Guardia di Finanza di Torino. Questa mattina i militari hanno portato a termine l'operazione “Hereditas” e hanno arrestato il titolare di un centro di compro oro del capoluogo piemontese.

 

 

Le indagini sono iniziate nel dicembre 2020, grazie alla denuncia di un imprenditore, che ha ammesso di essere vittima di usura. Un autentico salasso, con tassi d’interesse che hanno toccato persino il 140% annuo. Una vera e propria palla di neve, che parte con piccole dimensioni in cima al monte e diventa immensa e ingestibile una volta giunta a valle. Il businessman, impaurito per la propria incolumità e per quella dei suoi famigliari, ha deciso di rivolgersi alle forze dell'ordine. Lo scenario di fronte ai suoi occhi diventava ogni giorno più inquietante: il suo peggior incubo, perdere, in pochi mesi, quelle aziende fatte crescere con tanto sacrificio stava diventato realtà. Le attività investigative si sono rivelate piuttosto complesse e si sono basate su intercettazioni, appostamenti, analisi dei flussi finanziari e perquisizioni. Gli uomini in divisa hanno visto e documentato il malvivente riscuotere mille euro. E sono così potuti intervenire, per arrestarlo in flagranza di reato. L’immediata perquisizione della sua abitazione ha permesso di sequestrare anche venticinquemila euro in contanti, lingotti d’oro, orologi ed altri preziosi, custoditi all’interno di una cassaforte. Il giudice per le indagini preliminari, ritenendo sussistenti i gravi indizi di colpevolezza a carico dell’indagato, la sua pericolosità ed la concreta ipotesi di reiterazione del reato, ha convalidato l’arresto.

 

 

Purtroppo, nonostante gli appelli in televisione e le tavole rotonde, la piaga dell'usura resta un enorme problema del nostro Paese. La pandemia, le chiusure imposte dal governo e l'inevitabile crollo delle entrate ha messo letteralmente in ginocchio migliaia di attività. Sono molti più di quanti si possa immaginare gli imprenditori che, dopo l'ennesima porta in faccia sbattuta dal saccente direttore di un istituto di credito di turno, si rivolgono agli strozzini. Convinti che “questa volta e basta”, “mi serve un po' di liquidità e mi rimetto in carreggiata”, “non può andarmi sempre tutto storto”. In realtà, una volta compiuto quel passo, la discesa verso l'inferno è tanto repentina quanto inevitabile. In quei casi esiste una sola possibilità per salvarsi: rivolgersi alle forze dell'ordine e denunciare questi criminali, che non di rado fanno parte di organizzazioni mafiose. Uomini senza dignità né pudore, delinquenti della peggior risma. Che approfittano di una crisi economica senza precedenti e di un sistema bancario e creditizio che fa acqua da tutte le parte.