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Milano, l'università Bicocca sospende corso su Dostoevskij: l'ira dei social. Poi la retromarcia

Pietro De Leo
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E no, va bene tutto, al limite anche la guerra mediatica ai siti di bufale, ma la cancel culture sulla letteratura russa, pilastro della cultura universale, proprio no. Accade che ieri mattina Paolo Nori (in foto), autore di un bellissimo libro su Fedor Dostoevskij, abbia annunciato, anzi, denunciato, che l’università di Milano Bicocca gli ha comunicato la sospensione del suo corso dedicato all’autore di Delitto e Castigo. Motivo? “Evitare ogni forma di polemica, soprattutto interna, in quanto è un momento di forte tensione”. Un caso che tiene banco per gran parte della mattinata di ieri, con praticamente tutto il quadro politico sceso fiondato sulla tastiera per lanciare strali e preparare interrogazioni.

 

 

Infatti, la dinamica sarebbe oltre la censura ordinaria del politicamente corretto. Qui non si tratta, per dire, di voler togliere di mezzo i testi di Kipling perché, da intellettuale vissuto tra ‘800 e ‘900 in Inghilterra, era stranamente legato al colonialismo dell’impero di Sua Maestà. Si tratta di far pagare le scelte scellerate di un despota contemporaneo ad uno scrittore vissuto due secoli fa. Per fortuna, dopo che è scoppiata la polemica, l’Ateneo ha fatto marcia indietro dalle sue intenzioni ed il corso è stato confermato.

 

 

Storia a lieto fine, dunque, ma che in ogni caso sottolinea il pericolo che incombe in questi anni attraversati da scosse continue, quello del paradosso doloroso. L’antidoto all’espansionismo, anche ideologico, di Putin è proprio il valore della libertà, che va rivendicato e difeso. Negarlo per certi slanci di zelo suicida, significare spegnere il valore fondante della nostra cultura. E darla vinta a chi ci vuole con il giogo.