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Guerra, inflazione in Italia potrebbe toccare il 6%. La stima di Confesercenti

Christian Campigli
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Non bastava la peggior pandemia dai tempi della Spagnola. Non era sufficiente la più impattante crisi energetica degli ultimi cinquanta anni. Il 2022 verrà ricordato come un anno nefasto soprattutto per la più grande tragedia che può capitare all’uomo: la guerra. Lo scontro tra Ucraina e Russia non solo costerà un numero imprecisato di morti, vittime innocenti, ma potrebbe anche riscrivere completamente lo scacchiere finanziario, oltre a quello diplomatico. L’Italia, che grazie ai soldi dei recovery plan si avviava ad un’autentica ripresa, rischia di pagare un prezzo altissimo. L’aumento del costo delle materie prime potrebbe portare infatti il tasso di inflazione a toccare il 6% nel 2022, determinando minori consumi per circa quattro miliardi di euro. Un’enormità.

 

 

È Confesercenti a stimarlo, in uno studio reso noto questa mattina. Dopo l’avvio delle operazioni militari, i prezzi dell’energia hanno registrato un ulteriore rimbalzo, con quotazioni che rispetto a inizio d’anno segnano ora aumenti del 27% per il petrolio e del 52,4% per il gas. Una spinta al rialzo, che si estende anche al grano, il cui prezzo è aumentato dell’11%. Senza dimenticare che l’impennata dell’inflazione, a sua volta, inciderà certamente anche sui tassi bancari, con un aggravio che potrebbe arrivare a costare alle imprese cinque miliardi di euro già il prossimo anno. Notevole anche l’effetto negativo sui consumi, il cui recupero è già sotto le attese a causa della quarta ondata della pandemia.  “Alla fine del 2022 saremo ancora sessantadue miliardi di euro sotto i livelli pre-covid, e la corsa dell’inflazione rischia di costarci quattro miliardi di minore crescita della spesa delle famiglie quest’anno e undici miliardi nel triennio”.

 

 

Anche un settore chiave per città come Roma, Venezia e Firenze si avvia a soffrire: nel 2019, prima della crisi Covid, il turismo russo in Italia generava circa un milione e settecentomila di arrivi e quasi sei milioni di presenze, con una spesa stimabile in due miliardi e mezzo di euro. Secondo Confesercenti è indispensabile creare degli automatismi fiscali, capaci di smorzare la volatilità dei prezzi dell’energia, sui quali il peso delle imposte è ancora troppo elevato. “Occorre inoltre definire un congruo periodo di allungamento delle moratorie sui prestiti bancari”. Una guerra inutile, dettata dalla brama di potere di ricchi oligarchi. Che peserà sulla nostra fragile economia. E ritarderà, sine die, l’uscita dell'Italia dal tunnel della crisi.