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Covid, Remuzzi parole shock: "La scienza ha le sue colpe. Ecco cosa abbiamo sbagliato"

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Ammissione di responsabilità e senso di colpa emergono dalle parole di Giuseppe Remuzzi, direttore dell'Istituto Mario Negri, che in una intervista al Corriere della Sera, ha spiegato che a suo avviso nella gestione del Covid 19 anche la comunità scientifica ha le sue colpe: "E' un rimoroso che mi porterò dentro per sempre. La comunità scientifica di cui faccio parte, ha una enorme responsabilità nel disastro di questi due anni. Quando i parenti delle vittime e le persone colpite dal virus chiedono di identificare i responsabili di quel che è andato storto, beh, ci siamo anche noi".

Ma cosa si sarebbe dovuto fare. Remuzzi è chiaro: "Nel giro al massimo di 72 iore avremmo dovuto dare vita a una mobilitazione, avvertire le autorità, fare sentire la nostra voce, parlare con i singoli ricercatrori. Invece abbiamo perso tempo, abbiamo perso almeno quelle quattro settimane che furono fatali alla mia Bergamo". Sulla celebre partita di calcio Atalanta-Valencia del 19 febbraio che avrebbe fatto esplodere il contagio ha aggiunto: "A quella partita io c'ero. Non andavo allo stadio da 20 anni e non ci sono tornato dopo. Un nostro fornitore aveva i biglietti omaggi e ci teneva molto che andassi con lui e gli altri ospiti, partimmo insieme da Bergamo, su un pulmino".

"La cosa incredibile - continua - è che durante il viaggio, mi chiese di fare un piccolo discorso su questa malattia misteriosa di cui si parlava tanto. Mentre stavo entrando in un focolaio di massa. In uno stadio con dentro 44 mila persone. Ero seduto accanto a un sacerdote bergamasco, grande intenditore di calcio. A ogni gol, e ne segnammo quattro, mi abbracciava". Il giorno migliore? "La data precisa è il 27 dicembre 2020. Il direttore dell'azienda sanitaria di Bergamo mi fa fare il vaccino per primo, davanti al personale medico e agli infermieri di Alzano Lombardo. Provai una sensazione di grande privilegio, della quale quasi mi vergognavo".