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Caro energia, Cgia: "Nel primo semestre 33,8 miliardi di aumenti"

Pietro De Leo
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Nell’ultimo consiglio dei ministri, il Governo ha messo in campo 6 miliardi per contrastare il caro energia. Solo che questa misura non salverà le famiglie e le imprese da un contraccolpo pesantissimo sulle bollette. Lo certifica uno studio della Cgia, che ha quantificato, nel primo semestre di quest’anno, 33,8 miliardi di aumenti. Un’enormità, l’equivalente di una manovra economica. Soldi drenati via dai consumi, dagli investimenti sulla propria azienda o sulla formazione dei dipendenti. Dunque, al netto di tutte le misure messe in campo per fronteggiare i rincari (circa 11 miliardi), si tratta di una cifra molto consistente. 

 

 

Secondo l’ufficio studi Cgia, il Governo dovrebbe “essere più incisivo”, e viene citato l’esempio di Spagna e Francia che hanno imposto un tetto temporaneo agli aumenti delle bollette. Il nodo, peraltro, rimane anche quello della possibilità d’accesso alle fonti di energia nazionali. Sul punto, il consiglio dei ministri ha dato il via libera al potenziamento dell’accesso ai bacini già esistenti, senza però attivare nuove trivellazioni. In questo modo, si dovrebbe passare dai poco più di 3 miliardi di metri cubi attuali a circa 5. Troppo poco, lontanissimo dai 70 miliardi del nostro fabbisogno, che in ogni caso sarebbe impossibile soddisfare per via interna. Tutto questo, purtroppo, è il riflesso di un ambientalismo ideologico che continua a frenare, anche in un momento di emergenza come questo, lo sfruttamento delle risorse energetiche.

 

 

Al Governo, questa istanza è rappresentata dal Movimento 5 Stelle che nonostante la virata sul Tap, continua a mantenere una concezione quasi dogmatica. In un momento come quello attuale, dove la crisi sta facendo da deviatore rispetto alla strada della ripresa, la persistenza di queste pulsioni è incompatibile con qualsiasi idea di sviluppo. Ed è necessario attivare altri tipi di rinnovabili, dall’energia termica alle bioenergie alla geotermia. Sarebbe impossibile far derivare la “copertura” totale del nostro fabbisogno da questi tipi di fonti. Ma implementarne l’utilizzo è una questione di salvezza della nostra economia.