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Covid, Valente: "Ecco le correlazioni tra il virus e le malattie del cuore". Replica ai no vax

Carlo Pellegrino
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E' ormai chiaro: chi contrae il Covid può avere conseguenze anche al cuore, con pericarditi e – fortunatamente più di rado – miocarditi. Non ci sono ancora numeri, quelli arriveranno come sempre con gli studi e le ricerche, campo in cui l’Azienda Ospedaliero Universitaria di Siena eccelle. La dottoressa Serafina Valente, direttore del dipartimento Cardio-toraco-vascolare dell’ospedale Le Scotte spiega che “questo sta creando molta attenzione tra i pazienti  che, direi anche giustamente, al minimo sintomo di dolore al torace o alla minima fatica a respirare, chiedono a noi un consulto o un esame ecocardiografico per capire se c’è stato un danno cardiaco”.

Dottoressa, che quadro sta emergendo?

“Le pericarditi, infiammazioni del pericardio, sono più frequenti. Fortunatamente non parliamo di un problema grave. Si tratta di una patologia che si manifesta con dolore toracico e può dare ansia e tensione, soprattutto nei giovani, ma che è limitata nel tempo e di solito non ha conseguenze gravi”.

E le miocarditi?

“L’infiammazione del miocardio è una malattia più severa che può portare anche a uno scompenso cardiaco, aritmie e a una disfunzione globale del cuore ma sono eventi molto rari”.

Torniamo alle pericarditi. Vengono segnalate in chi ha contratto una forma grave di Covid?

“Non necessariamente. Può capitare anche nelle forme leggere, a conferma che il Covid è un’infezione sistemica”.

E dopo il vaccino?

“Nella seconda metà del 2021 ha suscitato preoccupazione la segnalazione da parte del Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie, Centers for disease control and prevention, di rari casi di miocardite e pericardite potenzialmente associati alla vaccinazione a mrna contro il Covid. Parliamo di infiammazioni fastidiose ma l’esperienza ci dice che non ci sono conseguenze gravi”.

In genere dopo quanto si può manifestare il problema?

“Alla luce dei report a oggi pubblicati, è possibile identificare una relazione tra miocardite, pericardite e vaccinazione nelle forme con esordio clinico entro un intervallo temporale inferiore a 15 giorni dalla somministrazione della dose di vaccino a mrna. Intervalli temporali maggiori, fino a 21 giorni, rendono più debole la possibile relazione”.

E’ possibile dire quante persone manifestano questo disturbo dopo l’infezione o il vaccino?

“Ci sono in corso degli studi dai quali emergerà un quadro più chiaro ma serve tempo”.

Tra i no-vax è in atto una specie di demonizzazione del vaccino: quando qualcuno muore per un malore improvviso sembra che la causa sia aver ricevuto l’iniezione. Lei cosa ne pensa?

“Che è una pessima informazione, pericolosa per l’opinione pubblica. Gli infarti ci sono sempre stati e sempre ci saranno, la morte improvvisa è legata nella maggior parte dei casi a malattie cardiovascolari. Ancora una volta saranno gli studi a doverci dire se la morte improvvisa in questi due anni di Covid è aumentata, ma soprattutto ci dovranno chiarire quanto ha inciso la mancanza di prevenzione che abbiamo avuto in questo periodo stando di più a casa”.

Che situazione c’è al momento in area Covid? Il numero dei ricoverati è sceso.

“Sempre più spesso accogliamo pazienti positivi al virus ma che arrivano per altre patologie, dall’ictus, all’infarto al femore fratturato. Le cosiddette emergenze tempo-dipendenti”.

Sono sempre un terzo i pazienti asintomatici in ospedale per altre patologie?

“La percentuale è cresciuta ancora. Direi che siamo arrivati al 50%”.

Cosa pensa della quarta dose?

“Che è necessario aspettare con fiducia le indicazioni che arriveranno. Senza dimenticare che parliamo di una malattia nata due anni fa e che stiamo iniziando a conoscere meglio e a curare in maniera più efficace solo recentemente. Le vaccinazioni ci hanno permesso di sviluppare in genere sintomi non gravi, lo stiamo vedendo anche negli ultimi mesi, questo vuol dire che le tre dosi funzionano. Continueremo a vaccinarci nei modi e nei tempi necessari”.

I pazienti con forme più gravi in area Covid restano in prevalenza non vaccinati?

“In genere sì. O con comorbidità importanti”.

Quando sperate di poter vivere una situazione più tranquilla in ospedale?

“In qualche modo, con i sintomi che in genere non sono così gravi, la stiamo già vivendo”.

Quanto è lontano il momento in cui smetteremo di cercare il virus con i tamponi?

“Questo è veramente impossibile da dire, non lo sanno neppure i virologi e gli epidemiologici. Ciò che abbiamo visto è che il Covid con la variante Omicron si è diffuso tantissimo, ma è chiaro che non scomparirà. Sappiamo inoltre che grazie ai vaccini è diventato molto meno grave, limitandosi in genere alle vie aeree superiori. Non ci resta che aspettare, sia i nuovi vaccini che le prossime varianti”.