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Caro bollette, Cgia Mestre: "In un trimestre rincari da 13 miliardi per le imprese"

Christian Campigli
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Il granello che può mandare in tilt un'intera catena di montaggio. Un valore che rischia di pesare come un macigno sulla nostra fragile economia nazionale. E che, al contrario, può vanificare i tentativi del Governo dei Migliori di rilanciare i consumi, di far ripartire i cantieri e di rendere più moderne le nostre obsolete infrastrutture. Nel primo trimestre di quest’anno le imprese saranno chiamate a pagare, rispetto al 2019, ben 14,7 miliardi di euro in più di energia elettrica e gas. Togliendo a questo importo 1,7 miliardi (le misure di mitigazione introdotte nelle settimane scorse), nel primo trimestre 2022 le nostre aziende dovranno farsi carico di un extra costo pari a 13 miliardi: una vera e propria stangata. È questa la stima elaborata dalla Cgia di Mestre, che giudica insufficienti le misure promesse dal primo ministro Draghi.

 

 

Certo, il premier ha annunciato che l’esecutivo sta mettendo a punto un intervento di ampia portata per calmierare i prezzi delle bollette a famiglie, imprese ed amministrazioni pubbliche. Pare di capire che dovrebbe aggirarsi tra i cinque ed i sette miliardi di euro. Sia chiaro, in termini assoluti parliamo di una cifra elevatissima. Ma del tutto insufficiente a mitigare i rincari che, in particolar modo le imprese, subiranno in questi primi tre mesi dell’anno – sostengono i vertici dell'associazione degli artigiani di Mestre all'agenzia di stampa AdnKronos - O salviamo le aziende, recuperando le risorse attraverso un nuovo scostamento di bilancio, o molte saranno destinate a chiudere. Nella migliore delle ipotesi, a ridurre drasticamente gli organici. Certo, l’obiezione di chi sostiene che siamo troppo indebitati è legittima. Ma è altrettanto indiscutibile segnalare che, senza interventi sostanziosi, saremo chiamati a spendere una cifra pressoché identica erogando la cassa integrazione o l’indennità di disoccupazione a coloro che perderanno il posto di lavoro”.

 

 

Oltre alle ditte, anche tir, pescherecci e agricoltori sono allo stremo. A preoccupare il mondo del lavoro non sono solo i rincari di luce e gas, ma anche quello dei carburanti. Il gasolio per autotrazione, ad esempio, ha subito nell’ultimo anno un aumento di oltre il 22%. Molti settori, pertanto, rischiano di doversi fermare: l’autotrasporto, la pesca e l’agricoltura hanno già manifestato grande disappunto per la mancanza di interventi da parte del governo, Tanti, troppi i distretti produttivi in difficoltà: impossibile non ricordare il cartario di Lucca e Capannori, le materie plastiche di Treviso, Vicenza e Padova, i metalli di Brescia e Lumezzane, il metalmeccanico di Mantova e Lecco, le piastrelle di Sassuolo, la termomeccanica Padova e il vetro di Murano. Imprenditori, operai e impiegati appesi ad un filo. Equilibristi ansiosi di conoscere il proprio destino. Di sapere se il terzo decennio del secolo rappresenterà per l'Italia il nuovo boom economico o la crisi dalla quale non sarà possibile riprendersi. Quella che potrebbe portare alla chiusura di un numero sterminato di imprese private prima, al default del nostro sistema economico il giorno seguente.