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Napoli, l'arresto di Roberto Penna per corruzione è la milionesima replica di un film già visto

Christian Campigli
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Un autentico terremoto. In grado di travolgere la vita, la carriera e l'onorabilità di stimati professionisti. Che avrebbero, almeno secondo la tesi accusatoria, ceduto al lato oscuro della forza in cambio di favori di vario genere. Un'indagine che si annuncia ricca di colpi di scena. E che sembra essere solo all'inizio. C'è anche Roberto Penna, all’epoca dei fatti sostituto procuratore presso il tribunale di Salerno, tra le cinque persone arrestate questa mattina dal Ros di Napoli, nell'ambito di un'inchiesta coordinata dalla procura del capoluogo campano. L'ordinanza applicativa della misura cautelare degli arresti domiciliari emessa dal giudice per le indagini preliminari riguarda anche Maria Gabriella Gallevi, avvocato del foro salernitano, gli imprenditori Francesco Vorro, Umberto Inverso e Fabrizio Lisi, ex generale della guardia di finanza. Tutti indiziati, a vario titolo, dei reati di corruzione per l’esercizio delle funzioni, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione in atti giudiziari e induzione indebita a dare o promettere utilità.

 

 

Penna avrebbe fornito informazioni riservate a Vorro e Inverso a proposito delle indagini condotte dal suo ufficio, in cambio di incarichi professionali ad un'avvocatessa, Maria Gabriella Gallevi, alla quale era legato sentimentalmente. I due uomini di affari erano al vertice di un consorzio composto da novantatré imprese, che si occupano di lavori pubblici. Durante un incontro tra i businessmen e l'allora sostituto procuratore, monitorato e registrato dai carabinieri, ci sarebbe stato uno scambio di opinioni sulla “possibilità della Gallevi di procurare buoni uffici al consorzio presso la Prefettura di Salerno, anche per la stipula di un protocollo di legalità, nonché di avere la disponibilità di funzionari della Prefettura di Salerno per ottenere notizie utili alla tutela degli interessi delle società consortili”.

 

 

Roberto Penna era balzato agli onori delle cronache nel 2015, quando aveva coordinato le indagini sul sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca e che riguardavano la realizzazione di un termovalorizzatore. L'attuale governatore della Campania è stato condannato in primo grado ad un anno di reclusione, assolto poi nel processo di appello. Quel procedimento, come ricorda l'agenzia di stampa Agi, gli aveva garantito la fama di magistrato non prono ai poteri forti. Destò quindi sorpresa la perquisizione del 14 luglio di un anno fa, che lo coinvolse, insieme a tre imprenditori e un ex generale della guardia di finanza. In realtà si trattava solo del primo passo verso una lunga e complessa indagine, che oggi è arrivata ad una svolta. Una storia che, se la tesi accusatoria sarà confermata dalle sentenze, pare essere la milionesima replica di un film italiano visto e rivisto tante, troppe volte. Un uomo di potere che, in cambio di favori, per se stesso o per la moglie, per la compagna o per l'amante è disponibile a mettere sotto il tappeto i propri principi, i valori di una vita e persino la sua carriera. Come la polvere da nascondere. Una vicenda che andrà sviscerata, chiarita e giudicata. Perché quando si ha l'onere e l'onore di svolgere certi ruoli, così importanti e delicati, la propria onestà deve essere limpida e trasparente come la pelle di un neonato.