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Baby gang, tre arresti per rapine e lesioni a Brugherio e Carugate

Christian Campigli
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Non si tratta più di una bravata isolata. Di un gesto di ribellione contro i genitori, la scuola, il “sistema”. Quella delle baby gang, gruppi di adolescenti dediti a furti, rapine e pestaggi sta diventando una vera e propria emergenza sociale. In particolar modo al nord, e soprattutto nelle periferie di metropoli come Milano e Torino. Città meravigliose, se si hanno i denari necessari per vivere al centro. Pesanti da digerire, come la peperonata per cena, se si ha la sfortuna di nascere in anonimi sobborghi. Dove i servizi sono scarsi, fatiscenti e assomigliano terribilmente a quelli delle banlieue parigine. Due minorenni sono stati arrestati questa mattina dai carabinieri a Carugate e a Brugherio, piccoli centri in provincia di Milano e di Monza, e un altro è stato colpito dall'obbligo di permanenza in casa, perché ritenuti responsabili di rapine aggravate in concorso, lesioni personali, violenza e minaccia a pubblico ufficiale, danneggiamento e porto di armi od oggetti atti ad offendere. Le indagini dei militari sono iniziate dopo una rapina avvenuta lo scorso ottobre proprio a Carugate.

 

 

Un trentatreenne era stato avvicinato da tre ragazzini, che, dopo averlo minacciato e aggredito con pugni al volto, si erano fatti consegnare il telefono cellulare, un paio di cuffie wireless e un computer portatile. Una scena incredibile, per la violenza, la rapidità di esecuzione e la totale, assoluta mancanza di scrupoli dei giovani malviventi. Pronti a tutto, pur di portare a termine il proprio piano criminale. E imitare così i “falsi miti” della televisione, i protagonisti di quelle serie tanto amate, da Gomorra a Romanzo Criminale, da Suburra a Christian. Gli uomini in divisa, esaminando anche i profili social dei sospettati, tutti accomunati da un nickname (un soprannome) in rete contenente l’identificativo 20061, ovvero il codice di avviamento postale del comune di Carugate, hanno individuato una baby gang. Attiva nella commissione di reati contro la persona e contro il patrimonio, nell'hinterland milanese e in quello brianzolo.

 

 

Una banda della quale facevano parte i tre arrestati, italiani e di età compresa tra i sedici e i diciassette anni. I militari sono riusciti a ricostruire il loro coinvolgimento, a vario titolo, tra ottobre e dicembre dello scorso anno in tre rapine aggravate, tre aggressioni anche nei confronti di una guardia giurata e di un sottufficiale della guardia di finanza, due danneggiamenti e un episodio di minaccia a pubblico ufficiale quando, fermati da una pattuglia dei carabinieri, si erano dati alla fuga minacciandoli. Un curriculum di tutto rispetto per dei delinquenti così giovani. Uno scenario, quello delle baby gang, che non può e non deve essere sottovalutato. E che va combattuto su due fronti: quello repressivo, in modo da far capire a questi adolescenti che la realtà è ben diversa dalle serie tv di Sky e di Netflix. E che la galera è il posto ideale per rovinarsi, per sempre, l'esistenza. Ma dall'altro, è indispensabile migliorare i servizi nelle squallide periferie del settentrione italiano. E offrire a questi ragazzi un futuro che passi dalla scuola e arrivi ad un lavoro stabile e retribuito in modo decoroso. Una vera alternativa ai furti e alla violenza.