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Covid, smantellata la tamponopoli dei no vax: mille euro per super green pass falso. Associazione a delinquere

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Tiravano fuori mille euro per avere il super green pass senza sottoporsi al vaccino. Per il green pass base, invece, ne bastavano cinquanta. Insomma era sufficiente pagare in contati e in meno di un minuto si otteneva il certificato di falsa positività. Alla fine di una finta quarantena, si sottoponevano a un tampone che risultava negativo e si ritrovavano in possesso del certificato verde. E' stata definita una tamponopoli per no vax secondo la procura di Trento che ha fatto scattare il blitz in due centri tamponi accreditati a Pergine e Trento. Cinque le persone indagate: un infermiere in regime di libera professione, già candidato sindaco per la Lega Nord a Civezzano, la moglie e 3 amici. L'ipotesi di accusa, sostenuta dai pm, è di associazione a delinquere finalizzata al falso, corruzione e accesso abusivo informatico.

Gli inquirenti stanno analizzando i 33mila green pass rilasciati dalla struttura dallo scorso 15 ottobre. I carabinieri e gli uomini della finanza li controlleranno uno a uno per confrontare nomi, date e compensi che l'infermiere ha annotato di giorno in giorno in un registro contabile da 120 mila euro. I soldi sono stati recuperati nel corso delle perquisizioni. Banconote da 500 euro e mazzette da 20 e 50, ma anche montagne di monete nascoste in casseforti, valigette, oggetti domestici. 

"La comparazione dei dati sensibili ritrovati nel registro sta andando avanti, se saranno accertati illeciti i clienti saranno denunciati per corruzione", spiega la stessa procura. I difensori degli indagati parlano invece di "possibili errori involontari nella complessa macchina amministrativa per la refertazione dei tamponi e delle eventuali positività". Intanto l'azienda sanitaria provinciale, che in buona fede aveva accreditato le strutture dirette dall'infermiere, fa sapere che "si tratta di un caso isolato" e che in un "eventuale processo ci sarà la costituzione di parte civile". Stessa presa di posizione da parte di Nicola Paoli, segretario di Cisl medici Trentino, che annuncia "di essere parte lesa". Dura la reazione del presidente dell'Ordine delle professioni infermieristiche, Daniel Pedrotti: "Se le accuse saranno confermate, si tratta di fatti gravissimi sui quali saremo inflessibili".