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Cosenza, abusi sessuali su sorelle minorenni: arrestati il responsabile e la madre. Coinvolto anche il padre

Christian Campigli
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Le avrebbero dovute proteggere. Dalle brutture della vita, dalle difficoltà quotidiane e dai mostri. Pronti a tutto, pur di soddisfare i propri, brutali istinti. Una storia agghiacciante, che assomiglia alla trama di uno scadente e squallido film dell'orrore di terza categoria. E che descrivere uno scenario di una umana meschinità, difficile da comprendere. Impossibile da giustificare. Due persone sono state arrestate dai carabinieri a San Giovanni in Fiore, piccolo centro in provincia di Cosenza, nell'ambito di un'indagine su abusi sessuali subiti da due sorelle minorenni, una delle quali disabile. Gli arrestati sono il responsabile delle violenze, un quarantaseienne, e la madre delle vittime, di quarantotto anni. Per il primo è stata disposta la custodia cautelare in carcere, mentre alla donna sono stati concessi gli arresti domiciliari. Al padre, invece, anch'egli di quarantasei anni, è stato notificato un obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Il malvivente è accusato di violenza sessuale aggravata, mentre ai genitori delle vittime viene contestato il concorso nello stesso reato.

 

 

Secondo quanto emerso dalle indagini, avviate dai carabinieri di San Giovanni in Fiore, le violenze sessuali ai danni delle due sorelle sarebbero avvenute nell'abitazione delle ragazze. L'orco quarantenne si recava a casa delle giovani vittime, col benestare dei genitori, faceva i propri sporchi comodi e poi, prima di andarsene via e tornare alla sua normale e rispettabile esistenza, lasciava pochi spiccioli sul mobile di fronte alla porta di ingresso. Dieci euro, talvolta anche meno. L'inchiesta, portata avanti dagli uomini in divisa, ha evidenziato come i genitori delle vittime fossero perfettamente a conoscenza della spirale di violenza che aveva trasformato in un autentico inferno la quotidianità delle due ragazze.

 

 

L'atteggiamento di marito e moglie ha persino agevolato l'orco e la commissione degli abusi sessuali ai danni delle figlie, consentendo al quarantaseienne l'accesso nella loro abitazione e l'utilizzo esclusivo di una camera da letto. Il giudice per l'inchiesta preliminare ha anche disposto la sospensione della potestà genitoriale. Una storia che toglie il respiro. Come un cazzotto tirato in pieno volto, quando la guardia è abbassata. Perché se è giusto, doveroso, che la giustizia indaghi e condanni l'autore materiale delle violenze, è indispensabile che persegua anche i genitori. Che, almeno da un punto di vista morale, sono i veri colpevoli, i mostri di questa vicenda. Che puzza di ignoranza, povertà intellettuale e, probabilmente, anche economica. Una condizione di difficoltà che non può, in alcun modo, giustificare però la scelta di vendere le proprie figlie. La loro felicità, il loro presente e la loro anima. Quelle ragazze che, al contrario, avrebbero dovuto essere protette e accudite.