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Truffa dei tamponi, infermiere denunciato per corruzione: non faceva il test e dichiarava il falso. Sequestrati 120mila euro

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Tamponi falsi. Bastava pagare e si otteneva il certificato e si poteva persino scegliere: negativo o positivo. Il tutto senza fare il test. Ci hanno pensato gli uomini dell'Arma dei Carabinieri e quelli della Guardia di Finanza a far scattare i sigilli al centro tamponi, allestito nel centro sportivo di Pergine, in Trentino. Secondo gli inquirenti, nell'ambulatorio accreditato con l'Azienda sanitaria provinciale, i test proprio non si facevano. Era sufficiente pagare per ottenere le certificazioni di positività o negatività al Covid. Il titolare della struttura è un infermiere che è stato denunciato per il reato di corruzione. 

Nel corso della perquisizione, gli investigatori hanno sequestrato 120 mila euro in contanti che a loro avviso sarebbero il frutto dell'attività illecita, cioè centinaia e centinaia di tamponi registrati, ma mai effettuati. A far scattare le indagini sono state alcune segnalazioni dei cittadini. Ma l'operazione delle forze dell'ordine non è ancora conclusa. Potrebbero finire nei guai tutti i clienti che hanno pagato per ottenere la certificazione di fatto falsa, visto che l'esame non veniva effettuato. Al mattino presto erano in molti ad affollare l'ambulatorio non per sottoporsi all'esame, ma per ottenere la certificazione richiesta. 

Sempre stando alle indagini, il centro lavorava a pieno ritmo. Ogni giorno venivano registrati centinaia di test. E quindi anche chi ha corrotto l'infermiere rischia l'incriminazione. Si tratta dell'ennesimo scandalo sulla vicenda tamponi. Nei giorni scorsi le forze dell'ordine hanno disposto l'interruzione dell'attività di monitoraggio sul Covid di decine di farmacie e ambulatori. Nella maggior parte dei casi erano i no vax a ottenere tamponi positivi per poter arrivare al super green pass senza aderire alla campagna vaccinale. A Bari la Procura sta indagando su alcune farmacie, ma gli inquirenti sono intervenuti anche a Padova, UdineMilano, Pavia, Liguria. In molti laboratori i no vax mettevano in pratica la truffa della tessera sanitaria. Un positivo si presentava con la carta di un conoscente che non voleva essere vaccinato. Veniva registrata la positività di un individuo che non era quello sottoposto al tampone. Il successivo test negativo, dopo qualche giorno, faceva scattare il certificato verde.