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Quirinale, la partita è incerta. Berlusconi, Draghi e l'opportunità di Renzi

Christian Campigli
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Incerta, come una partita di poker. Determinante, come una finale di Champions League. In grado di determinare il futuro politico del nostro Paese. E i destini di buona parte dei principali leader dei partiti presenti oggi in Parlamento. La corsa al Quirinale sembra riservare, ogni giorno, uno scenario nuovo. Fino a quel momento inesplorato. Nomi, ipotesi, trattative che durano il tempo di un respiro. Come quelli di Gianni Letta, di Franco Frattini, di Letizia Moratti e di Maria Elisabetta Casellati. Per poi tornare ai blocchi di partenza. Tra i più attivi in questa gara contro il tempo c'è senza dubbio il leader di Italia Viva, Matteo Renzi. Il nativo di Rignano sa benissimo che, se riuscirà ad essere determinante per l'elezione del Presidente della Repubblica, potrà trarne un indubbio vantaggio elettorale. E dimostrare che, nonostante i sondaggi assegnino al suo movimento un misero 1,8%, la sua capacità di analisi e di gestione del potere è tra le più efficaci in circolazione. "Ieri non è successo assolutamente niente. La sinistra ha fatto un tweet strano, da Qui, Quo, Qua. Se zio Paperone si è ritirato da un lato, Qui, Quo, Qua hanno fatto lo stesso tweet. Qualcuno ha scritto Renzi è rimasto male perché non l'hanno chiamato. Hanno fatto bene Letta, Speranza e Conte. Questo non è il metodo, scegliere un hashtag. Io vorrei scegliere un presidente. Berlusconi di fatto va verso il ritiro, vediamo con quali modalità. Ma quando l'altro giorno avevamo detto che non aveva i numeri avevamo detto la verità, ora se ne sono accorti tutti, anche Sgarbi”. Parole chiare, che descrivono un leader ferito nell'orgoglio per non essere stato invitato alla riunione del centrosinistra, ma determinato a vendicarsi. Politicamente parlando.

 

 

Gli unici due nomi che, ad oggi, godono ancora di un'autentica opportunità di successo sono quelli di Silvio Berlusconi e Mario Draghi. Il primo non ha ancora sciolto le riserve. Nonostante le pressioni di Matteo Salvini (che stamani ha incontrato Giuseppe Conte) e Giorgia Meloni. E, secondo fonti vicine all'ex presidente del Milan, ha intenzione di giocarsi la sua ultima partita fino in fondo. La chiusura a riccio della sinistra sul suo nome costringe, de facto, il centrodestra a convergere obtorto collo sul fondatore di Fininvest. Certo, il rischio dei franchi tiratori esiste, ma c'è anche la concreta possibilità che i fuoriusciti del Movimento Cinque Stelle, pur di posticipare le elezioni di altri dodici mesi, possano votarlo.

 

 

Mario Draghi lavora nell'ombra, consapevole che meno si scopre, più crescono le sue possibilità di salire sul colle più alto di Roma. Il Partito Democratico vorrebbe evitare di arrivare alla quarta chiama, quando saranno sufficienti 504 preferenze. Enrico Letta teme imboscate dai renziani e non è convinto che Giuseppe Conte sia in grado di “tenere” i suoi. La partita per il Quirinale si interseca col futuro di Palazzo Chigi. In queste ultime ore il nome dell'ex presidente della Banca Centrale Europea è in netto rialzo proprio grazie ai grillini. Cresce una fronda che vuole l'allievo prediletto di Federico Caffè al Quirinale e un governo, il quarto di questa legislatura, guidato da Luigi Di Maio. Una partita a scacchi lunga, logorante, ma decisiva per il futuro italiano. Nomi fatti circolare solo per essere bruciati. Segretari che si giocano il proprio futuro e quello dei loro partiti. Sondaggi che potrebbero essere ribaltati in una sola mossa. E sullo sfondo due leader carismatici, Berlusconi e Draghi. Pronti a darsi battaglia fino all'ultima preferenza.