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Beppe Grillo indagato, il caso Moby rischia di essere determinante per la corsa al Quirinale

Christian Campigli
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Un autentico terremoto. Una vicenda che, al di là dei risvolti penali, rischia di turbare il fragile equilibrio politico nazionale. E di essere determinante per l'elezione del Presidente della Repubblica. La procura di Milano ha indagato Beppe Grillo per i contratti pubblicitari sottoscritti nel biennio 2018 - 2019 da Moby Spa con il blog beppegrillo.it. I militari della guardia di finanza, questa mattina, hanno perquisito gli uffici della società Beppegrillo srl e della Casaleggio Associati, oltre alla sede milanese della Moby. Al comico genovese è contestata l’ipotesi di traffico di influenze illecite. Vincenzo Onorato, a sua volta indagato per traffico di influenze illecite, “ha richiesto a Beppe Grillo una serie di interventi in favore di Moby” che il garante del Movimento Cinque Stelle “ha veicolato a esponenti politici trasferendo quindi al privato richiedente le relative risposte”. È quanto si legge in comunicato della procura di Milano. “La società Beppe Grillo srl, di cui Grillo è socio unico e legale rappresentante, ha percepito da Moby spa centoventimila euro annui tra il 2018 e il 2019, quale corrispettivo di un accordo di partnership avente a oggetto la diffusione su canali virtuali di contenuti redazionali per il marchio Moby". Oltre ai contratti con la società Beppe Grillo srl “nel triennio 2018-2020, Moby ha sottoscritto un contratto con la Casaleggio Associati srl, che prevedeva il pagamento di seicentomila euro annui quale corrispettivo per la stesura di un piano strategico e per l'attuazione di strategie per la sensibilizzazione dell'opinione pubblica e gli stakeholders alla tematica della limitazione dei benefici fiscali alle sole navi che imbarcano personale italiano e comunitario".

 

 

Alla base dell'inchiesta della procura di Milano a carico di Beppe Grillo e Vincenzo Onorato ci sarebbero dei messaggi scambiati in chat tra i due. Le conversazioni sarebbero, secondo alcune indiscrezioni, emerse quasi per caso, nell'ambito dell'inchiesta su Open. La fondazione al centro di una complessa indagine della procura fiorentina che avrebbe gestito oltre tre milioni e mezzo di euro tra il 2014 e il 2018, utilizzati “per sostenere l’attività politica di Renzi, Lotti e Boschi e della corrente renziana del Partito Democratico”. Firenze ha trasmesso immediatamente il fascicolo a Milano. Onorato avrebbe chiesto in quei messaggi a Grillo di intervenire su alcuni politici, per ottenere benefici per la sua società. Il comico genovese avrebbe poi inoltrato al patron di Moby le risposte ricevute.

 

 

Una mediazione, costata l'iscrizione nel registro degli indagati, con l'ipotesi di traffico di influenze illecite, che sarebbe stata retribuita con la sottoscrizione di contratti di consulenza da centinaia di migliaia euro annui con il blog beppegrillo.it e la Casaleggio Associati. Un'inchiesta che si annuncia lunga, complessa e piena di difficoltà. Perché, esattamente come nel caso di Open, eventuali irregolarità o veri e propri reati non avranno solo una valenza penale. Ma rischiano di incidere, in modo determinante, anche sui fragili equilibri della politica italiana.