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Violenze sessuali in Piazza Duomo, due fermati: "Gravi indizi e pericolo di fuga"

Christian Campigli
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Ha lasciato sgomenti. Ha creato, come è d'uopo nella tradizione italiana, uno sterminato chiacchiericcio politico. Una vicenda che, al di là della questione legale, solleva interrogativi di carattere sociale, educativo, su temi scottanti e divisivi, come la scuola e l'immigrazione. Ci sono due fermi nell'indagine coordinata dalla procura di Milano e condotta dalla squadra mobile sulle aggressioni e le molestie avvenute la notte di Capodanno, di fronte al Duomo meneghino, nei confronti di almeno nove ragazze. Martedì 12 gennaio sono stati perquisiti diciotto giovani, ritenuti gli autori dei reati.

 

 

I due teenager avrebbero compiuto “pesanti violenze sessuali quasi complete accompagnate da rapine di cellulari e borsette”: lo ha spiegato il procuratore Riccardo Targetti, che ha reso noto il fermo dei due adolescenti, uno a Milano e uno a Torino di 21 e 18 anni, aggiungendo che entrambi sono “italiani di seconda generazione”. I provvedimenti sono stati eseguiti per un “consistente e concreto pericolo di fuga e gravi indizi”. I due malviventi, infatti, non sono stati rintracciati ieri durante le perquisizioni e stavano scappando. La politica si è divisa sulla vicenda: il sindaco Giuseppe Sala si è pubblicamente scusato con le vittime e ha annunciato l'intenzione dell'amministrazione pubblica di costituirsi parte civile al processo. Il centrodestra ha puntato il dito contro l'assessore alla sicurezza di Palazzo Marino, Marco Granelli, definito dal consigliere comunale della Lega, Silvia Sardone, “l’assessore peggiore della storia del Comune di Milano”. Al di là delle responsabilità penali, che saranno valutate dalla magistratura, vi è un punto di questa angosciosa vicenda che infiamma il dibattito. Ovvero che i colpevoli sono figli di immigrati (secondo i ben informati, i genitori dei due molestatori sarebbero marocchini), residenti nelle periferie di metropoli sterminate come Milano e Torino.

 

 

Certo, non siamo di fronte al disastro sociale delle Banlieue parigine, ma è impossibile non vedere l'enorme distanza nella qualità dei servizi tra chi vive a piazzale Dateo e chi risiede a Baranzate. Sarebbe ipocrita, oltre che assolutamente falso, affermare che le scuole pubbliche di Vittorio Veneto e di Falchera hanno lo stesso livello di qualità. Il sociologo dell’università Bicocca, Marco Terraneo, intervistato dal quotidiano “La Repubblica”, ha affermato che “i ragazzi coinvolti in episodi del genere vengono da contesti urbani difficili, o problematici. Hanno percorsi scolastici accidentati, spesso interrotti. Hanno legittime aspirazioni, ma non riescono ad accedere ai privilegi della nostra società”. Ma se le disparità tra centro e periferia sono considerate reali sia a destra che a sinistra, è sul tema delle soluzioni da adottare che intellettuali e classe politica si dividono. Anzi, si spaccano a metà. Da una parte i progressisti sostengono che solo il superamento di certe distanze porterà uguaglianza, meno rabbia e una evidente decrescita dei crimini. Dall'altro lato del muro i conservatori, che sottolineano come in certe culture, quella islamica in primis, la donna sia subalterna all'uomo. E che certi episodi siano solo una logica, quanto tragica conseguenza. Un muro altissimo, insormontabile. Che trasformerà il dibattito in rissa. E presto anche in cagnara. Sullo sfondo nove ragazze, vittime della peggiore tra le violenze. Quella sessuale.