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Migranti clandestini, impennata di arrivi: problema mai risolto con l'Italia abbandonata a se stessa

Pietro De Leo
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Un’impennata di arrivi sulla rotta che porta in Italia. Mentre l’attenzione dell’opinione pubblica è tutta rivolta al Covid, che sconvolge vite, ribalta economie e condiziona processi politici, gli arrivi proseguono, crescendo di volume. Frontex, l’agenzia europea che si occupa di immigrazione, sottolinea che “la rotta del Mediterraneo centrale, con 65.232 arrivi è di nuovo la rotta migratoria più utilizzata verso l’Europa del 2021, rappresentando un terzo di tutti gli attraversamenti illegali delle frontiere segnalati. Con un aumento dell’83% su base annua, che riflette un maggior numero di arrivi dalle coste libiche, tunisine e turche, la rotta ha assunto un ruolo ancor più prominente tra le rotte migratorie.”

 

 

Quanto alle nazionalità che si avventurano nella traversata, al primo posto di trovano i tunisini, poi i migranti del Bangladesh e infine gli egiziani”. Situazione diversa, invece, lungo gli altri tracciati, occidentale ed orientale. In quest’ultimo caso, va segnalato che ad una minore pressione sulle Grecia corrisponde un maggiore afflusso verso Cipro. Altro tema, poi, sono gli arrivi nelle frontiere dell’Ue. Gli attraversamenti illegali nel 2021 sono stati circa 200.000, il numero più alto nel 2017, in aumento del 36% rispetto al 2019 e del 57% rispetto al 2020. Tra i fattori determinanti anche la crisi in Bielorussia, e tra le nazionalità dei migranti nei flussi irregolari si trovano anche Siriani e Afgani. Si tratta di un trend sicuramente non biblico, ma che certamente impone l’adozione di una scelta in sede europea.

 

 

Ancor più considerando che il Mediterraneo centrale, che approda sull’Italia, rappresenta circa un terzo dell’ammontare degli ingressi sull’Europa. Il fallimento degli accordi di Malta e l’inerzia comunitaria circa l’adozione di un piano comune per far fronte agli arrivi clandestini delineano un quadro eternamente irrisolto, con l’Italia abbandonata a se stessa e l’integrazione comunitaria perennemente messa in discussione.