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Giochi e scommesse online per "lavare" i soldi dei Casalesi, 33 arresti e sequestri per milioni di euro

Christian Campigli
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La lavatrice della camorra. Un sistema tanto ingegnoso e ben architettato, quanto semplice e fruttuoso. Un ingranaggio maledetto, che riusciva a ripulire il denaro sporco, quello proveniente dall'usura e dallo spaccio di droga e, contemporaneamente, era in grado di accrescere ulteriormente i guadagni illeciti della cosca campana più pericola. Grazie all'illusoria speranza di cambiare, in meglio, la propria vita grazie ad un cavallo, un mazzo di carte o una slot machine. Sono trentatré le persone arrestate martedì 11 gennaio nell’ambito di un'operazione internazionale condotta dai carabinieri del comando provinciale di Salerno, coordinati dalla direzione distrettuale antimafia, che ha coinvolto le province di Salerno, Ascoli Piceno, Agrigento, Avellino, Brindisi, Caserta, Catanzaro, Latina, Lecce, L’Aquila, Messina, Napoli, Potenza, Ravenna, Roma, Varese e anche diversi stati esteri, in particolare Panama, Romania e Malta.

 

 

Numerose le accuse, che vanno dall'associazione per delinquere di tipo mafioso nell’ambito di giochi e scommesse illegali, all'intestazione fittizia di beni, fino al riciclaggio e al reimpiego di denaro provento di delitto in attività economiche e auto-riciclaggio. Si tratta di personaggi molto vicini al clan camorrista dei Casalesi. Sequestrati undici siti internet e due società con sede legale a Mercato San Severino (piccolo centro in provincia di Salerno), oltre a tre milioni di euro. Al vertice dell'organizzazione L.G.C., considerato la mente di questa “lavatrice”. L'uomo, che aveva forti legami con i vertici di Casal di Principe, aveva messo in piedi alcuni siti di gioco online. Che si appoggiavano su server con domini .com ed .eu.,ubicati in paradisi fiscali, tra i quali Panama e l’Isola di Curacao. Nessuno, manco a dirlo, aveva l'autorizzazione dei Monopoli di Stato italiani. A questi vanno aggiunte numerose slot machine fisiche, reali, ubicate in alcune attività commerciali in Campania, Calabria e Puglia. Gli introiti stimati sono stati quantificati, nell’arco temporale di circa due anni, in oltre cinque miliardi di euro: se i giochi fossero stati svolti in forma lecita, le entrate per l’erario sarebbero state di circa cinquecento milioni.

 

 

Le principali attività dei siti ruotavano interno alle scommesse sul poker on-line, nella versione americana, quella denominata Texas Hold'em, eventi sportivi e casinò virtuali. C.L.G. avrebbe acquistato una serie di immobili a Panama e sarebbe coinvolto anche nell'anomala cessione di una Lamborghini Murcielago, finita, dopo una serie interminabile di compravendite, ad una concessionaria di Torino. L'uomo, la mente di tutta l'organizzazione, avrebbe anche minacciato con una pistola un appartenente ad un clan rivale. Una struttura verticistica, che per oltre due anni, ha ripulito il denaro sporco, intriso di sangue e di sofferenze. Un fiume di quattrini, proveniente dallo spaccio di droga e dall'usura. Soldi con i quali i Casalesi si apprestavano ad entrare nell'economia legale del Paese. E ad avvelenare i pozzi.