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Ricattava la sua fidanzatina chiedendo video e foto a luci rosse: denunciato dalla polizia. I rischi del web

Christian Campigli
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Uno strumento di lavoro, di conoscenza, di amicizia. Un mondo parallelo, pieno di opportunità, ma anche di insidie. Soprattutto per i più giovani, che non hanno ancora completato il proprio percorso di crescita. E sono manipolabili, soprattutto se cadono nelle grinfie di uomini senza scrupoli. La rete si conferma, per l'ennesima volta, un universo pericoloso per gli adolescenti. Giunge dal Piemonte una nuova, terrificante storia di minacce, ricatti e pedopornografia. Un'adolescente è stata costretta per mesi, col ricatto, a mandare centinaia di foto porno. Video sempre più spinti. Materiale che il suo fidanzatino virtuale minacciava di far girare in rete, se lei non ne avesse mandato altro. Un autentico incubo, un loop senza fine. Un serpente che si arrotola su se stesso, all'infinito. La vittima è una minorenne, residente nella grigia ed industrializzata provincia torinese.

Aveva conosciuto sui social il suo ricattatore, apparentemente suo coetaneo. Il fidanzato virtuale è stato denunciato per produzione e cessione di materiale pedopornografico. Nel corso delle perquisizioni, eseguite in tutta Italia, sono state sequestrate circa trecento immagini. Dopo aver conquistato la fiducia della ragazzina, il pedofilo, che la giovane non ha mai conosciuto dal vivo, ha iniziato un lento, ma proficuo lavaggio del cervello. Una vera e propria manipolazione, grazie alla quale è riuscito a farsi spedire foto e filmati girati con il cellulare dalla stessa vittima. Video della piccola in atteggiamenti intimi, mentre era sotto la doccia o in bagno. Immagini che il malvivente si è detto pronto a rendere pubbliche, se la giovane non avesse continuato a mandargli altro materiale. Perché al di là della malata e perversa soddisfazione nel vedere la minorenne senza vestiti, il maniaco non voleva perdere il suo giocattolo.

Non accettava l'idea di essere costretto a rinunciare al piacere del controllo, pressoché totale, sulla mente, se non addirittura sulla vita, della sua vittima. L'incubo ha avuto fine grazie all'intuizione di un padre attento e presente nel quotidiano della figlia. Il genitore si è accorto prima della presenza di un fidanzato virtuale e poi, controllando l'account social della teenager, anche delle oscene richieste relative a foto e video pornografici. La minorenne, in una sorta di sindrome di Stoccolma, ha provato a difendere il suo manipolatore. Ma il papà, per fortuna, non ha sentito ragioni e si è rivolto al commissariato di polizia di Rivoli, popoloso centro nei pressi del capoluogo piemontese, famoso in tutto il mondo per il suo castello, patrimonio dell'umanità dell'Unesco. Il lavoro degli agenti non è stato né semplice né rapido. Gli uomini in divisa, coordinati dalla procura dei minori del tribunale di Torino, si sono trovati di fronte una “fitte maglie della rete informatica, costellata di barriere giuridiche fatte di account e file log”, spiega in una nota la questura. Ma dopo mesi di ostinato lavoro, gli investigatori sono riusciti a dare un nome e un volto al fidanzatino, che è stato così denunciato. Una storia atroce. Un predatore senza scrupoli, una vittima minorenne, intrappolata nello squallore di mesi di ricatti e manipolazioni mentali. In uno scenario da incubo, un barlume di positività: un genitore attento, presente e decisionista. Che, col proprio intervento, ha salvato l'esistenza e forse l'anima, alla propria bambina.