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Vaccino, il microbiologo Guido Rasi: "Grave errore rinviare la terza dose. Fa compiere un salto di qualità all'immunità". Shapar: "In Israele salvate migliaia di vite"

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Rinviare la terza dose del vaccino è un grave errore. Occorre garantirsi una difesa immediata e prepararsi ad ulteriori dosi. Lo sostiene Guido Rasi, microbiologo, consigliere del generale Figliuolo nella struttura commissariale italiana che si occupa della lotta al Covid 19, in una intervista al Corriere della Sera. "Non c’è più spazio per le incertezze - spiega Rasi - La terza dose fa compiere un salto di qualità alla nostra immunità. E' dunque importantissimo non rimandare".

Secondo l'esperto, ormai ci sono tutte le risposte sull'utilità di tornare nei centri vaccinali per ricevere il farmaco. Una posizione identica a quella di Arnon Shapar, capo della campagna vaccinale del governo di Gerusalemme, che spiega come con la terza dose siano state "salvate migliaia di vite". Rasi è perfettamente d'accordo: "Senza dubbio è una affermazione condivisibile. Le evidenze più solide sono quelle di Israele. Dopo aver completato il giro delle seconde dosi è stata osservata nella popolazione un’impennata di nuove infezioni attribuibili al calo dell’immunità a partire dai sei mesi successivi alla somministrazione del primo ciclo completo. Il governo è corso ai ripari con il programma dei richiami e la situazione si è nuovamente normalizzata".

Quindi booster necessario per cercare di uscire dalla pandemia? "Si è visto che il livello di anticorpi dopo la terza iniezione sale rapidamente, in pochissimi giorni, e crea una difesa quasi immediata. E' come se il nostro sistema immunitario fosse già preparato ad accogliere il rinforzo e a farsene scudo. Salgono velocemente gli anticorpi e viene data una sferzata alle cellule della memoria". Sono milioni gli italiani che hanno già raccolto l'invito a vaccinarsi per la terza volta. Stando ai dati diffusi dal ministero della salute, alle 20 di mercoledì 8 dicembre, erano nove milioni e 763.767 le terze dosi somministrate. Tra i già vaccinati, soltanto una piccola percentuale oppone resistenza all'idea di una nuova inoculazione.