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Soccorsi e fatti sbarcare altri 475 immigrati. Quest'anno ne sono arrivati più di 60mila. E l'Europa volta le spalle. Duri Salvini e Meloni

Christian Campigli
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Limitazioni, mascherine, tamponi e un Natale tutto da immaginare da una parte. Porti aperti, a tutte le Ong, nonostante la scoperta della recente, pericolosissima, variante africana, denominata Omicron, dall'altra. Il tema degli sbarchi, della gestione dei migranti e dei numeri, aumentati in modo esponenziale rispetto allo scorso anno e a ventiquattro mesi fa, torna di grande attualità. E con esso le infinite, e spesso stucchevoli polemiche tra il centrodestra, il Governo dei Migliori e la sinistra. Il casus belli del giorno è rappresentato dallo sbarco al porto di Augusta di 461 persone salvate dalla Sea Watch 4.  Per l'ennesima volta Malta ha fatto orecchie da mercanti di fronte al grido di allarme di un gommone di fortuna in balia delle onde del mare.

La trama è, virgola più, virgola meno, sempre la stessa. Dopo che il piccolo stato insulare si è voltato dall'altra parte, l'imbarcazione battente bandiera tedesca ha iniziato a diramare comunicati con la velocità di un'agenzia di stampa. Ogni volta più pressanti. “Abbiamo chiesto un porto per i 475 naufraghi a bordo di Sea Watch 4. Mentre Malta non ci risponde, l'Italia ha rifiutato. La legge internazionale stabilisce che le persone soccorse in mare debbano essere portate nel porto sicuro più vicino. Chiediamo alle autorità di rispettarla”. I primi 21 sono già scesi, per motivi di carattere sanitario. Oggi pomeriggio sarà la volta di tutti gli altri. Il primo ad attaccare sul tema è, come da tradizione, Matteo Salvini, che in questo caso usa il proprio profilo Twitter per puntare il dito contro il Viminale: “Ma come, ministro Lamorgese, c'è l'allarme varianti ma per questi 461 nessun problema?".

Gli fa eco la leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni: “Scusa ministro Speranza, quindi nel dubbio fermerete anche l’immigrazione illegale, atteso che non potete sapere se chi si imbarca in Libia o in Tunisia è passato da quelle nazioni... vero?”. Che, al di là delle diverse posizioni politiche e della sensibilità sul tema,  esista un oggettivo problema è sotto gli occhi di tutti. E lo dimostrano i numeri, più che le chiacchiere. Il numero di immigrati giunti nel nostro Paese dal 1 gennaio a ieri è di 62.236 (https://www.interno.gov.it/sites/default/files/202111/cruscotto_statistico_giornaliero_26-11-2021.pdf). Lo scorso anno erano 32.542, poco più della metà. Clamoroso il dato odierno se paragonato a quello del 2019: ventiquattro mesi fa erano appena 10.707 gli extracomunitari attraccati con imbarcazioni di fortuna e con navi delle Ong in Italia. In questo surreale dibattito, la grande assente, ancora una volta, è l'Europa, che impone giustamente all'Italia di salvare vite umane. Ma al tempo stesso, non fa nulla per costringere Germania, Francia o Ungheria ad accettare la ricollocazione dei migranti. Che resta così una chimera lontana e, verosimilmente, irraggiungibile. La variante africana, che al momento pare essere contagiosa e bucare come il burro i vaccini, imporrà scelte drastiche, magari anche impopolari. Per la salvezza dei cittadini e dell'economia continentale. Sarà in grado questa pilatesca Unione Europea di trovare la quadratura del cerchio?

(Foto di archivio)