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Omicidio Willy, Pincarelli dal carcere: “Gli ho dato solo uno schiaffo, non l'ho ucciso. Io a posto con la coscienza”

Christian Campigli
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Una storia che ha sconvolto un'intera nazione. Per la violenza del gesto, per la morte senza senso di un ragazzo descritto da tutti come generoso ed altruista. A pochi giorni dall’udienza nell’aula della Corte di Assise del Tribunale di Frosinone, che ha dato il via al processo sulla morte di Willy Duarte Monteiro, il ventunenne capoverdiano di Colleferro, Mario Pincarelli, uno degli imputati, per la prima volta ha raccontato la sua verità in una intervista esclusiva a Silvia Mancinelli, dell'Adnkronos. “Sono a posto con la coscienza. Io non ho ucciso Willy, non ho ucciso nessuno. All'inizio di questa esperienza non capivo nulla, non riuscivo neppure a comprendere i motivi del mio arresto. Mi sentivo dentro un frullatore, avevo la testa vuota e allo stesso tempo piena di tutto. Non so come dire, solo una grande confusione. I primi mesi li ho passati a Rebibbia, dove ho conosciuto un signore più grande di me, anche lui con tanti anni ancora da fare. Abbiamo spesso mangiato insieme, divisi dalle sbarre della cella. Poi sono stato trasferito a Regina Coeli: è un po' diverso, ma anche qui non ho litigato con nessuno”.

 

 

Pincarelli è coimputato insieme ai fratelli Bianchi e a Francesco Belleggia. Una posizione processualmente difficile la sua, sulla quale i magistrati dovranno fare chiarezza. “Mi dispiace per la mia famiglia, per mia madre, per mio padre e mia sorella. Ripenso spesso a quello che è successo. Penso a Willy e prego per lui, la sua famiglia e anche per la mia. Se potessi tornare indietro, farei di tutto per evitare quello che è successo. Me ne andrei a casa, come volevo fare, perché io me ne volevo andare prima che Belleggia iniziasse a litigare con Zurma. Se avessi saputo che il motivo del primo battibecco era stato l’apprezzamento rivolto a quella ragazza, avrei cercato di risolvere la questione da solo, andandoci a chiarire. Per la prima volta ho guardato negli occhi la mamma e la sorella di quel ragazzo. Al momento del fatto ero di spalle, ero circondato da persone che sbracciavano, mi spingevano e mi chiedevano cosa fosse accaduto. Fino a quel momento - continua Pincarelli - c’era stata solo la spinta che Francesco Belleggia aveva dato a Federico Zurma, poi la situazione si era calmata. Io non lo so chi abbia colpito Willy, ero di spalle. Se fossi io il responsabile, lo ammetterei. Come ho sempre fatto. Sono stato sempre così, sin da bambino".

 

 

E ancora: "Non ho ucciso io Willy. Gli ho dato solo una pizza quando mi hanno dato una spinta. Tutti sbracciavano e mi ci hanno fatto cadere sopra. È stato in quel momento che l'ho colpito con uno schiaffo. Non gli ho dato pugni in volto o in testa, avevo tre anelli pesanti che mi hanno sequestrato. I segni sulla pelle sarebbero rimasti. Quella sera avevo una camicia bianca e sono andato via con la Smart di un mio amico. Spero che la verità venga fuori, per avere giustizia per Willy e per chi, come me, è stato ingiustamente coinvolto in questa vicenda”. Parole che pesano. Pronunciate da un imputato. Che rischia tanti anni di carcere. Ma che andranno vagliate con grande attenzione. Perché Willy e la sua famiglia meritano di conoscere la verità su quella maledetta notte. E di vedere condannati gli assassini e prosciolti (se ve ne sono) gli innocenti.