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Anas, l'indagine: un italiano su tre non usa la cintura, due su tre parlano al cellulare

Christian Campigli
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Una difficoltà cronica. Che non conosce età, sesso e cultura. Gli Italiani si dimostrano, per l’ennesima volta, restii alle regole. Anche quando si tratta di norme in grado di salvare le loro vite. Un nostro connazionale su tre non utilizza la cintura di sicurezza mentre è al volante, non hanno dispositivi di ritenuta la metà dei bambini a bordo e due giovani su dieci maneggiano impropriamente il telefono mentre l'auto è in marcia. È impietosa la fotografia scattata dalla ricerca osservatorio stili di guida utenti, commissionata da Anas e presentata oggi nell'ambito del convegno “Sicurezza stradale: obiettivo zero vittime”.

 

 

Il mancato uso delle cinture di sicurezza risulta ancora il comportamento più rischioso: un automobilista su tre al volante non le allaccia. Dallo studio, che ha analizzato i comportamenti di guida lungo tre differenti tipologie di strade e autostrade  (autostrada A90 Grande Raccordo Anulare di Roma, come strada extra – urbana principale la S.S.336 della Malpensa, e come strada extra-urbana secondaria la S.S. 700 della Reggia di Caserta) di un campione di seimila utenti, emerge come il 28,38% dei conducenti non allacci le cinture, dato che si alza se riferito al passeggero anteriore (31,87%) e passeggero posteriore (80,12%). Assoluta indisciplina anche per quanto riguarda i dispositivi di ritenuta per bambini: il 49,47% non li utilizza. Grave anche l'atteggiamento per quanto riguarda gli indicatori luminosi, quelle che in gergo sono chiamate frecce: il 55,63% non le accende per la manovra di sorpasso o rientro (76,46%), o per l’entrata (59,20%) o uscita (43,71%) da rampa. Infine un automobilista su dieci (12,41%) telefona, manda messaggi e, talvolta, naviga persino su internet col proprio smartphone mentre guida l’automobile. Si tratta di numeri allarmanti, soprattutto se paragonati a quelli delle altre nazioni europee, dove il 90% degli automobilisti indossa le cinture anteriori e ben il 71% dei passeggeri quelle posteriori.

 

 

L’analisi della percezione del rischio è stata accompagnata anche da diciassette interviste a utenti delle tre differenti tipologie di strade e autostrade oggetto dell’indagine. “I risultati della ricerca rispecchiano in modo interessante la letteratura sulla percezione del rischio stradale e sui comportamenti di guida rischiosi – ha sottolineato Federica Biassoni, docente dell’università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Unità di ricerca di psicologia del traffico, che ha svolto l’analisi dei fattori alla base dei comportamenti alla guida - Tanto le violazioni registrate, che i comportamenti che portano alla distrazione, causa frequente di incidenti, appaiono riconducibili ai medesimi bias cognitivi: il ruolo dell’abitudine e dei vantaggi percepiti ci permettono così di spiegare i comportamenti rischiosi emersi dalle osservazioni su strada”. Una sottovalutazione del problema che, ogni anno, miete vittime innocenti sulle strade italiane. Una tragica realtà, che viene presa in considerazione solo in occasione di convegni, conferenze e dopo l'ennesima tragedia.