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Ndrangheta, droga a fiumi durante il lockdown: 104 arresti e una tonnellata di cocaina sequestrata

Christian Campigli
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Avrebbe dovuto trasformare il Covid in una comune influenza, dare un attimo di respiro all'ambiente, esasperato dall'inquinamento e assestare un colpo durissimo, se non mortale, alle organizzazioni mafiose. Tre errori su tre ipotesi. Nemmeno Maurizio Mosca, ai tempi del suo famigerato pendolino, sarebbe riuscito ad andare così lontano dalla realtà sul lockdown.

 

 

A distanza di quasi due anni da quelle previsioni, la pandemia condiziona ancora in modo pressoché totale la nostra vita, la crisi ambientale non è mai stata così evidente e oggi scopriamo, grazie ad un'inchiesta portata avanti dalla polizia, che la 'ndrangheta durante i mesi di chiusura delle attività produttive e di azzeramento della socialità ha incrementato il proprio giro d'affari. Le squadre mobili di Reggio Calabria, Milano, Firenze e Livorno hanno eseguito centoquattro misure cautelari, che hanno riguardato esponenti della 'ndrangheta operanti in stretto accordo tra loro, in almeno tre regioni italiane. Gli inquirenti hanno sequestrato una tonnellata di cocaina e arrestato figure di spicco della cosca Molè, attiva in Calabria, in Lombardia e in Toscana, e con ramificazioni internazionali. I reati contestati sono associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione, detenzione e porto illegale di armi, auto riciclaggio, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, produzione, traffico e cessione di sostanze stupefacenti, usura, bancarotta fraudolenta, frode fiscale e corruzione. La droga giungeva nel nostro paese prevalentemente via mare, in enormi container scaricati nei porti di Gioia Tauro, Genova e Livorno. “La criminalità organizzata non è un fenomeno incentrato solo in certe regioni, qua ha più difficoltà a prendere il controllo, anche politico, ma rischia di arrivare a prenderlo, se non si alza la soglia di allerta”, ha sottolineato il procuratore milanese, Riccardo Targetti. La nuova “narcos europea” veniva amministrata e gestita dalla cosca Molé, guidata da Rocco, appena ventisei anni, figlio dello storico boss Girolamo, detto don Mommo. Arrestato anche Teodoro Crea, venti anni, nipote ed omonimo dell’anziano boss di Rizziconi, noto alle forze dell'ordine con il soprannome di “Toro”.

 

 

La procura meneghina ha scoperto una vera e propria rete di società grazie alle quali veniva riciclato il denaro sporco. Tra gli indagati ci sono anche l’ex sindaco di Lomazzo (piccolo centro in provincia di Como), Marino Carugati. Il lavoro della direzione distrettuale antimafia di Firenze, guidata dal procuratore Giuseppe Creazzo, ha fatto scattare le manette per un broker, che fungeva da raccordo tra i mafiosi ed alcuni esponenti del mondo finanziario internazionale e per un dipendente del ministero dell’Interno, che avrebbe falsificato passaporti per numerosi latitanti. Un'indagine lunga e laboriosa, che ha decapitato una cosca potente e ricchissima. E che dimostra come la 'ndrangheta abbia ramificazioni profonde anche nel mondo imprenditoriale lombardo e in quello toscano. Con buona pace di quei politici locali che, da anni, tentano in ogni modo di negare la più conclamata delle evidenze.