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Truffe alla Regione Lazio, arresti e sequestri in 3 Regioni e in 4 Paesi europei

Christian Campigli
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Un’organizzazione ben articolata, ramificata e creata ad hoc con uno scopo preciso: truffare quanto più possibile enti pubblici e privati cittadini, pur di ottenere denaro. Una banda che, partendo dalla Sicilia, si era allargata al “continente”. Millantando entrature importanti, persino nell’inaccessibile Città del Vaticano. Un piovra la cui testa è stata mozzata questa mattina grazie ad un blitz degli uomini in divisa della guardia di finanza. I militari catanesi hanno portato a termine numerosi sequestri e arresti in tre regioni italiane e in altre quattro nazioni europee, nell'ambito di un'inchiesta della procura etnea, su alcune truffe alla Regione Lazio. Vi sono, al momento, quindici indagati accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere, truffa allo Stato, riciclaggio e auto riciclaggio. Le perquisizioni sono avvenute in società e fondazioni con sede a Catania, Roma, Milano e Agrigento. L'operazione, che ha preso il nome di Moneyback, si è allargata anche a Germania, Malta, Svizzera e al Regno Unito. Sono state sequestrate sedici tra società e fondazioni, oltre a disponibilità finanziarie, detenute in Italia e all’estero, per oltre mezzo miliardo di euro.

 

 

L’intuizione investigativa è nata da un’indagine su cinque truffe perpetrate nei confronti della Regione Lazio. Si tratta, nello specifico, di una serie di raggiri messi in atto per far ottenere indebitamente alle società (riconducibili agli indagati e che operano nel settore turistico) cinque distinte linee di finanziamento a tasso agevolato, per la cifra complessiva di duecentomila euro, erogati grazie al “fondo rotativo per il piccolo credito”, istituito in realtà per sostenere le piccole e medie imprese laziali. Un accesso al credito più semplice, meno burocratico ed indispensabile per la sopravvivenza stessa degli uomini d’affari onesti. Quelli che, anche in un paese come il nostro, oberato da dazi e mille assurdi vincoli, timbri e autorizzazioni assolutamente impensabili in Danimarca o in Francia, hanno ancora voglia di fare impresa. Di creare posti di lavoro. Una truffa che si rivela un vero schiaffo in faccia agli onesti capitani d’industria.

 

 

Pur di ottenere indebitamente questi soldi, i malviventi hanno presentato bilanci falsi alla Camera di Commercio di Catania e dichiarazioni dei redditi fraudolente per gli anni dal 2014 al 2018. In questa impresa criminale, sono stati aiutati e supportati, almeno a livello tecnico, da due commercialisti, uno dei uno di Catania, l'altro di Frosinone. Che in cambio di un lauto compenso si son turati il naso e hanno messo a tacere la propria coscienza. Ma non basta. Gli stessi truffatori si presentavano anche come referenti di una inesistente fondazione della Città del Vaticano. Con quel roboante biglietto da visita, tanto pomposo quanto falso, si interfacciavano con commercianti e imprenditori privati. E offrivano loro una via d’uscita per ottenere finanziamenti a fondo perduto. Il denaro ottenuto in modo illecito veniva successivamente usato per operazioni di riciclaggio e auto riciclaggio, frazionati in numerosi conti correnti e trasferiti in banche tedesche e maltesi. Una piovra pronta a tutto per i soldi. Anche a sottrarli a giovani imprenditori che, nonostante la farraginosa, lenta e pachidermica  burocrazia italiana, hanno ancora il sogno di creare nuovi posti di lavoro nel nostro Belpaese.