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Pedofilia online, 26 indagati e migliaia di file sequestrati

Christian Campigli
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Una vera e propria rete di vendita. Un business redditizio, anche se rischioso. Soldi che grondano il sangue e il dolore di bambini, usati come oggetti, per il piacere di uomini tanto squallidi quanto bramosi di raggiungere la propria estasi sessuale. Ad ogni costo. Questa mattina, la polizia di Torino ha sgominato una rete di utenti italiani, che su una nota piattaforma di messaggistica, scambiavano materiale pornografico, foto e video che ritraevano minorenni. Gli investigatori della polizia postale e delle comunicazioni hanno eseguito ventisei decreti di perquisizione e indagato altrettanti soggetti, responsabili di detenzione e diffusione di materiale ottenuto attraverso lo sfruttamento di minori. Sono stati arrestati, rispettivamente in Campania, Puglia e Piemonte, un sacerdote, un trentasettenne tecnico informatico ed il creatore del canale a pagamento oggetto dei primi accertamenti, un ragazzo all’epoca dei fatti minorenne.  L’attività, diretta dalla procura di Torino e coordinata dal servizio polizia postale e delle comunicazioni - centro nazionale di contrasto alla pedopornografia online, ha riguardato tutto il territorio nazionale. 

 

 

Sequestrati migliaia di file con contenuti definiti “raccapriccianti” dagli investigatori, che ritraevano violenze sessuali di ogni tipo, anche nei confronti di neonati. Un autentico tuffo nell'orrore, una vicenda angosciante, resa ancor più inaccettabile dalla presenza di un parroco. Un uomo che avrebbe dovuto dedicare la propria vita a Dio e alla difesa dei più deboli. E che invece, per soldi e perversione, si è trasformato nel peggiore dei demoni. Le indagini sono state svolte sotto copertura dagli uomini in divisa del capoluogo piemontese: già dallo scorso febbraio, gli agenti avevano attivato un servizio di monitoraggio su una piattaforma di messaggistica, che vanta garanzie di ampio anonimato per gli utilizzatori, concentrando la propria attenzione su alcuni canali frequentati prevalentemente da utenti italiani. Per portare a termine l'inchiesta, è stato necessario un lungo lavoro preparatorio. Gli inquirenti hanno dovuto carpire la fiducia dei depravati, che di volta in volta si mostravano interessati allo scambio di foto e video. I poliziotti hanno scoperto una rete sotterranea, tramite la quale veniva divulgato il materiale pedopornografico, in cambio del pagamento di rilevanti somme di denaro.

 

 

Le perquisizioni, oltre che in Piemonte, sono state ottemperate in Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Puglia, Sicilia, Toscana, Umbria ed in  Veneto. Una storia raccapricciante, un autentico schiaffo in faccia ai molti fedeli cristiani, che in quel prete riponevano massima fiducia. Tanto da affidargli l'educazione dei propri figli. Una guerra, quella contro la pedofilia e all'orrore che la circonda, che non riesce a conoscere ancora la parola fine.