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Roma, Ennio Di Lalla a casa dopo lo sgombero dei rom: un caso che fa riesplodere l'emergenza abitativa e la debolezza della politica

Christian Campigli
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L'arroganza e la volgarità di chi sa di averla fatta franca. Per l'ennesima volta. E dichiara, ai quattro venti, di essere pronta a ripetere lo stesso reato. Certa di avere le spalle coperte da una classe politica miope. La storia di Ennio Di Lalla, l'ottantaseienne romano al quale due donne di origine rom hanno occupato e distrutto la casa, mentre lui era in ospedale, a sottoporsi ad alcuni accertamenti clinici, ha commosso e lasciato l’amaro in bocca ad un intero Paese. Il neo sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, si è degnato di alzare la cornetta e chiamare l'anziano solo quando le due nomadi se ne erano andate dall'alloggio nel quartiere Don Bosco. Un atteggiamento che denota una sottovalutazione (e non sarebbe la prima volta) di una certa sinistra verso il fenomeno delle occupazioni illegali ed abusive. Le donne, una volta sgomberate, di fronte alle numerose telecamere accorse in via Pasquale Del Giudice, hanno detto esplicitamente di non sentirsi in colpa per ciò che avevano fatto e di “essere pronte a rifarlo ancora e ancora”. Secondo voci di palazzo, al momento non smentite, il primo cittadino capitolino avrebbe dato mandato ai propri uffici, per trovare rapidamente un alloggio popolare alle due rom. Una scelta che, se da un lato eviterebbe nuove occupazione, dall’altro denota tutta la debolezza della politica dei  giorni nostri. Un premio a chi delinque. Una sorta di ribaltamento della realtà, di kafkiana memoria. “La casa è inaccessibile, un letamaio, ci sono escrementi di cane dentro la cucina. La telefonata del primo cittadino ha emozionato molto il signor Ennio anche se arriva a cose fatte. In ogni caso, dice Ennio, meglio tardi che mai" - afferma il suo avvocato Alessandro Olivieri - L’assessore Zevi ha detto pubblicamente che sono pronti a ripagare tutte le spese necessarie per poter rientrare. A questo punto aspettiamo solo che alle parole seguano i fatti”.

 

 

Una circostanza, quella del pensionato molisano, ex dirigente di Acea, che ha sollevato un vespaio di polemiche. Un po' per l'età avanzata del soggetto coinvolto, ma in parte anche perché si tratta di una vicenda che potrebbe capire ovunque e a chiunque. Uno degli aspetti più surreali dell'intera questione riguarda i tempi dello sgombero. Che non sono, come vorrebbe logica e prassi in una nazione nella quale, almeno teoricamente, esiste anche la proprietà privata. Talvolta, soprattutto se sono coinvolti dei minori, possono essere necessari anche più di due anni per rientrare in possesso dell’alloggio. Che poi esista un'autentica emergenza abitativa, è indubbio. Un tema che viene sistematicamente dimenticato durante le campagna elettorali.

 

 

Eppure l’Italia riuscì a rialzarsi, dopo la rovinosa sconfitta nella seconda guerra mondiale, e dar vita al boom economico proprio grazie ad un portentoso piano di edilizia pubblica. Oggi, vuoi per esigenze ambientali, vuoi per mancanza di denaro, l’argomento viene tirato fuori solo in casi del tutto eccezionali. Per poi essere rimesso, frettolosamente, nel dimenticatoio. Ma è proprio questo lassismo che favorisce, indirettamente, storie come quella di Ennio. Il prossimo 31 dicembre ci sarà, salvo nuovi rinvii, lo sblocco degli sfratti. E con esso partirà, non serve il mago Otelma per prevederlo, una nuova campagna di occupazioni illegali. Che mieterà vittime innocenti. Mentre la politica osserverà ancora una volta, immobile, lo scorrere degli eventi.