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Frustava le figlie con un cavo elettrico e botte alla moglie incinta, condannato a due anni

Alessandro Antonini
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E' stato condannato a due anni e due mesi di reclusione dal giudice Emma Avella il padre violento accusato di maltrattamenti contro i familiari e lesioni. L'uomo era accusato, tra le altre cose, di "aver picchiato le figlie con cinte e cavi elettrici usati come frusta e nell’averle colpite con scope e oggetti simili", è scritto nel capo di imputazione.

 

 

I fatti risalgono al 2016 e si sono consumati tra Perugia e Gubbio. L’uomo, difeso dall’avvocato Carla Ragna, stando alle accuse ha anche ingiuriato la moglie - 46enne - davanti alle figlie, con una serie di epiteti. E ancora, di "aver picchiato la moglie anche in stato di gravidanza con calci e pugni sulla pancia e sul corpo e di avere reiteratamente minacciato di morte la moglie con le parole "ti ammazzo, te la farò pagare". I pugni e calci alle figlie, che tentavano di difendere la madre, con tanto di referti medici, sono elencati nelle tre pagine dell’accusa in cui si riassumono gli eventi oggetto dell’indagine. Tutto nasce da un tradimento nascosto. L’uomo - stando al fascicolo - ha minacciato una delle figlie “che se avesse riferito di questioni segrete concernenti la sua relazione extraconiugale, l’avrebbe massacrata di botte e che avrebbe ucciso la moglie e le altre figlie”. 

 

 

Le violenze con i cavi elettrici vengono cristallizzate in un evento preciso: è il 22 agosto del 2016 quando nell’aggredire la figlia - oggi 24enne l’unica che poi è stata individuata come persona offesa insieme alla madre - l’ha colpita “con il filo elettrico di un mappamondo a luce utilizzato come frustino, provocandole una lesione consistita in escoriazioni al braccio, all’avambraccio alla coscia e a tutta la gamba sinistra”. Lo stesso cavo è stato usato per colpire la figlia che stava cercando di difendere la mamma da una delle aggressioni. Tra gli addebiti c’è anche un’ingiuria diretta moglie postata via Facebook, un pugno al naso alla donna e uno speronamento in auto sempre a danni della coniuge.