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Roma, ridotta in schiavitù dal compagno: l'incubo di una ventenne costretta a prostitursi

Christian Campigli
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Era il suo bancomat. La sua unica fonte di reddito. Uno strumento, un oggetto e non una persona, con delle emozioni e dei sentimenti. E poco importa se, per ottenere il denaro, la giovane era costretta ad appartarsi e fare sesso con altri uomini. Talvolta anziani, dell'età che avrebbe potuto avere suo nonno. I carabinieri della stazione di Acilia, a Roma, hanno rintracciato e arrestato un cittadino romeno di venticinque anni. L'uomo, con precedenti, è gravemente indiziato di aver ridotto in schiavitù la propria compagna, una ragazza italiana di venti anni, sottoponendola a gravi vessazioni psicologiche, violenze fisiche e privazioni di libertà per costringerla a prostituirsi. È stata la mamma della giovane in tarda serata a chiamare il numero di emergenza dopo che la vittima, in stato di agitazione, era riuscita ad allontanarsi dal suo sfruttatore e a rifugiarsi nell’abitazione di famiglia ad Ostia.

 

 

La ventenne ha raccontato in modo dettagliato ai militari  le violenze subite dal compagno, che la costringeva a prostituirsi con numerosi uomini, sempre dietro minacce e percosse, trattenendo per sé tutti i guadagni. L’uomo le impediva anche di uscire di casa, la controllava costantemente e le ritirava i documenti e gli effetti personali, inducendola anche a consumare cocaina da lui procurata, in modo da essere in una condizione di totale e generale assoggettamento. Gli inquirenti hanno quindi avviato le indagini per cercare riscontri e si sono messi sulle tracce del presunto sfruttatore, rintracciato poche ore dopo in un appartamento utilizzato per il meretricio. All’interno, gli uomini in divisa hanno trovato i vestiti utilizzati dalla ragazza e vario materiale per l’attività di prostituzione, oltre ad alcune dosi di polvere bianca. L’uomo è stato fermato e accusato di gravi reati: riduzione in schiavitù, sfruttamento della prostituzione, maltrattamenti, lesioni personali e spaccio di sostanze stupefacenti e messo a disposizione dell’autorità giudiziaria.

 

 

Il tribunale di Roma ha disposto la custodia cautelare in carcere. Una storia orrenda, che ricorda la triste vicenda di Andrea Cristina Zamfir, la prostituta ventiseienne morta nel 2014 e trovata crocifissa sotto un cavalcavia dell’autostrada A1 a Ugnano, piccola frazione di Firenze. La giovane morì per le sevizie sessuali subite con un paletto di legno. Per il suo omicidio venne condannato l’idraulico Riccardo Viti, che in passato aveva torturato altre cinque prostitute nello stesso modo. Anche in quel caso chi avrebbe dovuta amare Cristina, la costringeva in realtà a praticare sesso con sconosciuti per denaro. Una deriva di orrore, una considerazione barbara e mostruosa della donna. Non vista come una compagna di vita, ma come uno strumento per “fare soldi”. Un bancomat vivente, da usare senza ritengo per i propri miseri scopi. Una spirale di violenza e di orrore che deve essere spezzata. Al più presto.