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"Essere gay è una malattia", professore condannato: 9 mesi e 1.500 euro allo studente picchiato e offeso

Francesca Marruco
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“Essere gay è una brutta malattia, ne sai qualcosa tu” disse il professore allo studente all’epoca 14enne che sedeva in classe. Non solo l’offesa con l’aggravante dell’omofobia, ma colpendo lo studente con “due calci alla gamba destra, due pugni e infine prendendolo per il collo fino a fargli mancare il respiro” perché il ragazzino gli aveva risposto “ci credo da quando conosco lei”. Giovedì 7 ottobre in tribunale a Perugia, con il collegio presieduto dal giudice Cavedoni, il professore è stato condannato per lesioni a 9 mesi di reclusione con pena sospesa. E’ stato invece assolto dall’accusa di abuso d’ufficio. La vicenda è arrivata a una conclusione almeno in primo grado, a un soffio dalla prescrizione. E ciò è accaduto per merito dell’ultimo collegio di giudici che in un anno ha stabilito un calendario a tappe forzate per evitare che tutto finisse con un nulla di fatto per le lungaggini della giustizia

 

 

La vicenda nel 2014 divenne di dominio nazionale. All’alberghiero di Assisi, dove si svolsero i fatti, arrivò pure il sottosegretario all’Istruzione. Il professore venne sospeso immediatamente per due mesi dall’ufficio scolastico regionale e, al termine della sospensione venne allontanato dalla scuola. Nel corso delle indagini e dell’istruttoria dibattimentale, il professore - difeso dall’avvocato Rita Bocchini - si difese dicendo che gli aveva dato “un calcetto” per “farlo stare seduto composto dato che disturbava la lezione”. Ma la sua versione non è stata creduta. Anche perché all’episodio avevano assistito diversi compagni di classe. E questo gli è costato l’accusa di lesioni personali con l’aggravante di aver violato i doveri inerenti alla funzione pubblica esercitata. Il ragazzino in un primo momento aveva taciuto il tutto.

 

 

Ma poi i genitori lo avevano visto zoppicare e avevano chiesto spiegazioni. Finito al pronto soccorso per una contusione alla gamba se la cavò con una prognosi di 5 giorni. A quel punto i genitori sporsero denuncia. E partirono indagini e clamore mediatico. La scuola finì al centro di diverse interpellanze. Ormai quel ragazzino ha 21 anni e per lui, assistito dall’avvocato, Massimo Rolla, il collegio ha stabilito una provvisionale di 1.500 euro. Dopo la condanna del docente, interviene anche Stefano Bucaioni, il presidente di Omphalos, Perugia, che dice: “Questa sentenza non mi stupisce e ovviamente da parte nostra c’è la soddisfazione per la condanna delle lesioni che sono gravissime. Anche l’utilizzo dell’orientamento sessuale reale o presunto utilizzato come offesa, purtroppo è una cosa che noi denunciamo da sempre all’interno delle scuole e non ci stupisce e rispecchia esattamente tra l’altro quello che è venuto fuori nella recente ricerca dell’Università degli studi di Perugia sulle scuole umbre. Un clima di omofobia e transfobia che c’è ed è sotto gli occhi di tutti. Da quella ricerca è emerso, e questo caso lo sottolinea, come spesso studenti e studentesse interpellate non si sentono protetti dai docenti. C’è molto da fare e noi continuiamo a chiedere a ministero e ufficio scolastico regionale affinché si facciamo interventi ai docenti e agli studenti di info e prevenzione contro il bullismo omofobico e transfobico”.