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Mafia, Matteo Messina Denaro con le ore contate: perquisizioni a tappeto. Il video

Christian Campigli
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Una partita a scacchi lunga ventotto anni. Il fantasma inafferrabile, considerato l'ultimo grande boss di Cosa Nostra. La primula rossa, il prescelto da Totò Riina per portare avanti gli affari loschi della mafia siciliana. L'uomo che avvallò gli attentati dinamitardi del 1993, quelli che colpirono Milano, Roma e Firenze. Che uccisero, tra gli altri, la piccola Nadia, vittima innocente della strage dei Georgifili. “U siccu” non si fece scrupoli nel sequestrare prima, uccidere poi e sciogliere infine nell'acido Giuseppe di Matteo, un bambino di appena tredici anni. Oggi, questo  interminabile confronto tra il capo del mandamento di Castelvetrano e lo stato italiano, conosce una nuova puntata. Maxi blitz in Sicilia alla ricerca del boss latitante Matteo Messina Denaro. La polizia di Trapani ha eseguito questa mattina decine di perquisizioni nella valle del Belice. Sono oltre centocinquanta gli agenti coinvolti, affiancati dai reparti cinofili e da numerosi elicotteri.

 

 

Nelle intenzione degli uomini in divisa c'è la volontà di stringere il cerchio intorno a “Diabolik”, passando al setaccio le persone sospettate di essere fiancheggiatori del latitante. Le perquisizioni sono state svolte a Castelvetrano, Campobello di Mazara, Santa Ninfa, Partanna, Mazara del Vallo, Santa Margherita Belice e Roccamena. Al momento sono venti gli indagati, accusati di proteggere l’ultimo ricercato di Cosa Nostra, in fuga dal 1993. Gli inquirenti sono convinti che Messina Denaro non si sia mai spostato dalla sua zona e che, ancora oggi, sia nascosto, protetto ma operativo. Ieri il Tg2 ha trasmesso un video in cui si vede l'immagine del volto del numero uno di Cosa Nostra, ripreso da una telecamera di sicurezza. Nelle immagini, che sono state registrate in provincia di Agrigento e risalgono al 2009, si vede un suv blu che percorre una strada sterrata in piena campagna. A bordo ci sono due persone: l'autista e, sul sedile del passeggero, un uomo stempiato e con gli occhiali. Secondo investigatori e inquirenti, quell'uomo potrebbe essere proprio Matteo Messina Denaro. Lo scorso anno, quell’ombra inafferrabile tornò alla ribalta grazie ad un'intercettazione ambientale. Pochi secondi di conversazione, che però in un'inchiesta di mafia possono rappresentare una svolta epocale. “Iddu veniva a Trapani”. Tre anni fa, in una mattina come le altre, il figlio di un boss di vecchia data stava parlando con un massone, una di quelle figure del mondo di mezzo, abituati ad oscillare tra mafiosi, politici corrotti e servizi segreti deviati. “Iddu lo accompagnava Mimmo alla stazione”.

 

 

Sono pochi frammenti, che aprono uno scenario inaspettato agli inquirenti. Perché l'accompagnatore potrebbe essere Mimmo Scimonelli, uno dei fedelissimi di Mattia Messina Denaro. Così agli inquirenti tornarono in mente alcuni pizzini sequestrati anni prima, in cui si parlava di una carrozza. Una mossa geniale perché inaspettata, difficile da prevedere. L’uomo più potente dell’intera Sicilia si sarebbe spostato su comuni, affollati e spesso sporchi treni regionali. Un’indagine che non portò, nell’immediato, a clamorosi risultati. Ma che fu uno dei tanti tasselli di un’intricata vicenda. Che oggi potrebbe avere una svolta decisiva. L'inafferrabile, la primula rossa, l’erede di Totò Riina avrebbe le ore contate. L’eterna partita a scacchi starebbe per volgere al termine.