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Morisi indagato per cessione di stupefacenti, gli scenari inaspettati e quelli fantasiosi

Christian Campigli
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È la notizia del giorno. Che lacera la politica italiana, crea un prima e un dopo. E pone numerosi interrogativi, soprattutto per chi ha il cuore a destra. Luca Morisi, guru della comunicazione social di Matteo Salvini, è indagato dalla procura di Verona per cessione di stupefacenti. Una vicenda che andrà ovviamente chiarita, almeno da un punto di vista penale. Ma che apre scenari inaspettati, pone interrogativi e spunti di riflessione. In rete non si contano le ipotesi complottiste. Secondo i fan delle teorie cospirative, l’indagine va letta come un avvertimento alla Lega e al suo leader, Matteo Salvini: “non ti azzardar a mettere in discussione il Governo dei Migliori, altrimenti saranno guai”. A febbraio si decide chi sarà il nuovo Presidente della Repubblica? Vota chiunque ma non Mario Draghi, che deve restare ben saldo a Palazzo Chigi. Ipotesi fantasiose, che ovviamente (ma è bene sottolinearlo), non hanno nemmeno il contorno di un appiglio reale. Scenari apocalittici, castelli di carta, che danno per scontato l’uso degli avvisi di garanzia a comando e di una magistratura corrotta.

 

 

Decine i commenti di esponenti politici di centrosinistra, da Matteo Renzi (“non faremo a Morisi quello che la Bestia ha fatto a noi”), a Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana (“giusta la comprensione, anche a chi ha fatto della diffusione dell’odio verso i più deboli la sua quotidianità”), fino al ministro per le politiche giovanili, la grillina Fabiana Dadone, che tira in ballo la famigerata scenetta dello squillo al citofono di uno spacciatore a Bologna, durante la campagna elettorale per la Regione Emilia-Romagna. “Luca Morisi ha fatto del perbenismo provocazione, dell’aggressione digitale mestiere. Il suo problema è l’ambivalenza, come quella di molti personaggi a destra. Mi chiedo se qualcuno citofonerà a casa di Salvini, spero non succeda perché le fragilità umane non devono essere oggetto di propaganda”.  Un brutto colpo per il Carroccio, che da sempre combatte l’uso e la diffusione della droga. Non sono casuali le parole di Salvini, che ha teso una mano all’amico, ma ha sottolineato il suo errore.

 

 

Una storia torbida, che ha il merito però di squarciare il velo di ipocrisia su un problema noto a molti. Ma sul quale nessuno vuole intervenire: l’uso quotidiano e costante di cocaina nella Roma bene, nei salotti importanti e persino in Parlamento. Qualche anno fa, la trasmissione televisiva “Le Iene” affrontò il problema, chiedendo a senatori e deputati di sottoporsi ad un test salivare. In pochi ebbero il coraggio di affrontare quella verifica, chi per pudore, chi per privacy, chi, forse, perché aveva qualcosa da nascondere. La nota trasmissione di Italia 1 aveva affrontato il tema dell’uso di droga nei palazzi del potere già nel lontano 2006. In quel caso venne fatto un esame all’insaputa degli esponenti politici, che portò a risultati davvero stupefacenti: il 32% degli 'intervistati' risultò positivo, il 24% (12 persone) alla cannabis, e l'8% (4 persone) alla cocaina. Scenari apocalittici, presunti complotti e un fiume di droga, che scorre sotto la capitale. Nel mezzo la vita di un uomo, fino ad una settimana fa potente e temuto, che oggi appare nudo e fragile, con tutte le sue contraddizioni e i suoi errori.