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Camorra, colpo al clan Mallardo: sequestrati dalla Finanza beni per oltre 17 milioni

Christian Campigli
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Una lotta senza quartiere. Che non conosce orari di lavoro, ferie e malattie. Condotta da uomini e donne che hanno un unico obiettivo: il trionfo della legalità. Duro colpo alle immense finanze della Camorra: il nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Napoli ha proceduto alla confisca, tra Campania e Lazio, di un patrimonio del valore di oltre diciassette milioni di euro, riconducibile a Michele Palumbo, sessantanove anni, nativo di Villaricca, considerato un esponente di spicco del clan Mallardo. Nello specifico, gli uomini in divisa hanno confiscato ben diciassette appartamenti, tra i comuni di Giugliano, Aversa, Mentana, e Monterotondo, undici terreni nel comune di Mentana, oltre a quote e immobili relativi ad una società con sede a Fonte Nuova (piccolo comune situato nei pressi di Roma) e riconducibile a Palumbo e al suo nucleo familiare.

 

 

L'attività trae origine da indagini della direzione distrettuale antimafia di Napoli ed eseguite dagli specialisti del gico partenopeo. Questi ultimi hanno portato a termine, nel periodo dal 2010 al 2021, diversi provvedimenti di sequestro e numerose misure di prevenzione patrimoniali disposti dai tribunali di Roma e Napoli nei confronti, tra gli altri, dello stesso Palumbo. Gli investigatori sono convinti che il clan Mallardo abbia investito i denari raccolti dalle attività illegali (spaccio di droga in particolar modo) in attività immobiliari. Purtroppo si tratta dell’ennesima dimostrazione che, descrivere le organizzazioni mafiose con gli stereotipi degli anni Ottanta, coppola e lupara, non solo è riduttivo. Ma è completamente fuorviante. Oggi la mafia, la camorra e e persino la 'ndrangheta, da sempre restia ad espandersi oltre la Calabria, manda i propri figli a studiare Business Administration a Londra, a Oxford o negli Stati Uniti. Il controllo del territorio, il pizzo e lo spaccio di droga sono solo l’anticamera delle attività che rendono le tre organizzazioni tanto potenti. Quel fiume sterminato di denaro viene poi reinvestito al nord Italia.

 

 

Ma anche in Toscana, come dimostra lo scandalo Keu, l’inchiesta che ha travolto le concerie di Santa Croce sull’Arno, in provincia di Pisa e persino nelle Marche. Michele Palombo, condannato a dodici anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, conduceva un tenore di vita giudicato “completamente sproporzionato” tra le fonti di reddito lecite di cui l'uomo disponeva ufficialmente e il patrimonio di beni mobili e immobili di immenso valore accumulato negli anni. Gli accertamenti bancari condotti dagli agenti della guardia di finanza, l’attentata analisi delle banche dati, hanno dato il via all’inchiesta. Che ha assestato un duro colpo alla camorra. Un ottimo risultato, in una strada irta e piene di insidie. Un percorso ad ostacoli, portato avanti quotidianamente da uomini e donne con un unico obiettivo in testa: il trionfo della legalità.