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Brescia, botte e stalking contro coetanea: arrestato gruppo di quindicenni

Christian Campigli
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Una storia ripugnante. Che racconta di una violenza cieca, senza senso, perpetrata da giovani ragazze nei confronti di una loro coetanea. Donne contro donne, per futili motivi e senza un briciolo di pietà. Una serie di atti che, solo per un caso fortuito, non hanno portato, come in altri casi simili,  al suicidio della vittima. Un gruppo di adolescenti è stato arrestato dai carabinieri per stalking nei confronti di una ragazza. I militari del comando provinciale di Brescia, sin dalle prime ore di questa mattina, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari del tribunale per i minorenni di Brescia nei confronti di alcune quindicenni, indagate a vario titolo per i reati di percosse, lesioni e atti persecutori, commessi nei confronti di una giovane studentessa.

 

 

Sono sette le teenagers coinvolte nelle indagini della procura lombarda, ma solo a quattro è stato possibile applicare una misura cautelare, perché tre non sono imputabili in quanto di età minore ai quattordici anni. Bambine, si sarebbe detto una ventina d’anni fa. Oggi giovani donne, che praticano sesso, mandano le proprie foto nude via WhatsApp, ballano e si dimenano su Tik Tok e picchiano le proprie “avversarie” in amore. Un fenomeno, quello delle baby gang in gonnella che, soprattutto nelle città del nord d’Italia, sta assumendo i contorni della vera e propria emergenza sociale. Alla base, banale e fin troppo scontato da ribadire, una struttura familiare che fa acqua da tutte le parti. Genitori assenti, troppo impegnati nella carriera per avere il tempo, ma soprattutto la voglia, di dialogare con i propri eredi. Piazzati di fronte alla televisione, riempiti di regali tanto costosi quanto inutili, ma terribilmente soli nell’affrontare il periodo più difficile della vita: l’adolescenza. Quel limbo nel quale non sei più, a pieno titolo, un bimbo e non sei ancora pronto per poterti definire un adulto.

 

 

 

Un’indagine difficile e complessa, nata grazie al lavoro dei carabinieri di Gussago, piccolo centro situato a meno di dieci chilometri da Brescia. Un lavoro vecchio stile, portato avanti da investigatori che si consumano le suole delle scarpe. Ma che alla fine arrivano ad identificare le sette responsabili di una brutale e violenta aggressione ad aprile scorso nei pressi del parco San Polo di Brescia nei confronti della vittima. La ragazzina picchiata era finita nel mirino del gruppo per aver frequentato l'ex fidanzato di una delle quindicenni e da tempo era destinataria, soprattutto sui social, di minacce e molestie da parte della baby gang. Il tutto veniva spesso ripreso e pubblicato sui profili Instagram dalle ragazzine della banda, che inviavano ai propri amici i video su WhatsApp.  Una delle responsabili delle aggressioni è stata affidata a una comunità mentre le altre tre sono state condotte nelle proprie abitazioni, con prescrizione di divieto di uscire di casa, se non per contatti con l’ufficio dei servizi sociali minorili e per recarsi a scuola. Un episodio che deve far riflettere, perché se è vero che la responsabilità penale è personale, è altrettanto necessario porre l’accetto sulle colpe e sulle mancanze di genitori troppo attenti alla carriera. E poco al futuro dei loro figli.