Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Droga dello stupro in casa, nei guai la sorella di Ornella Muti: "La uso per pulire l'auto di mio figlio"

  • a
  • a
  • a

Incredibile storia che ha coinvolto Claudia Rivelli, attrice e sorella di Ornella Muti. La donna infatti è stata arrestata perché stava per spedire a Londra al figlio Giovanni Leone, nipote dell’omonimo ex presidente della Repubblica, un litro di Gbl, la droga dello stupro. La donna, ex protagonista di fotoromanzi, 71 anni, dovrà rispondere di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

 

 

Gli agenti di polizia giudiziaria si sono messi sulle tracce di un pacco "sospetto" e inseguendo il corriere sono arrivati davanti ad un elegante condominio di via della Camilluccia, quartiere ultra chic di Roma. Quindi, come riportato da Il Tempo, hanno fatto un blitz nell'appartamento e si sono trovati davanti l'attrice. Nel pacco c’era un flacone da un litro di un liquido inodore e incolore (che poi è risultato essere droga dello stupro).

 

 

Sul tavolo della cucina i poliziotti hanno poi trovato un altro flacone da un litro contenente la stessa sostanza, mentre un terzo flacone, identico, si trovava imballato sul divano. La Rivelli, che abita con la sua domestica, essendosi separata dall’avvocato Paolo Leone, figlio dell'ex presidente della Repubblica, ha spiegato che uno di quei flaconi avrebbe dovuto spedirlo al figlio Giovanni, residente a Londra. Quindi è stata arrestata

 

 

Al giudice Valentini, durante l’udienza di convalida dell’arresto, ha detto di non sapere che si trattasse di droga: "Io la uso per pulire l’auto di mio figlio e per lucidare l’argenteria. Per me è una specie di acquaragia. Me l’ha fatto scoprire mia madre, che la utilizzava da vari anni: prima di morire e aveva chiesto a mio figlio di ordinarla su internet, ma invece di un flacone ne sono arrivati due. Ha pagato lui, io non sono pratica". L'incredibile storia è arrivata anche davanti al giudice: "Lei ci vuole dire che usava la droga per fare le pulizie di casa?", ha chiesto. "Certo - la risposta in tribunale di Claudia Rivelli -. Per me era un detergente come altri. Altrimenti una madre, sapendo che era droga, non l’avrebbe spedito al figlio. E il mio non fa uso di stupefacenti". Insomma, un vero e proprio mistero.